Da Durante a Delfino, esperti messi a confronto a Vibo da Ordine avvocati e Fondazione Scopelliti.
Gradualità, efficacia, bilanciamento tra diverse esigenze costituzionali come il diritto al lavoro, alla difesa e all’elettorato attivo e passivo, accanto alla tutela della collettività dalla pressione mafiosa. Questa la linea di riforma sulla quale si muovono le richieste di massimi esperti del settore in materia di interdittive antimafia e scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose, riuniti ieri a Vibo, nella sala Valentianum, in un incontro organizzato da Fondazione Scopelliti, Ordine degli avvocati di Vibo Valentia e Rotary Club di Nicotera Medma e Polistena. Di alto livello il parterre degli intervenuti, tra i quali il presidente della II Sezione del Tar Calabria, Nicola Durante, gli avvocati Oreste Morcavallo e Giacomo Saccomanno, il presidente del consiglio dell’ordine Giuseppe Altieri, il Professore Luciano Maria Delfino, Rosanna Scopelliti, presidente della Fondazione Scopelliti, il sindaco di Vibo Elio Costa, il viceprefetto Maria Rosa Luzza, i presidenti dei Rotary Club e del Rotaract. Pur con diverse sfumature e idee di fondo, è stata infine univoca l’indicazione emersa dagli interventi, moderati da Carlo Macrì, giornalista del Corriere della Sera, sull’attuale normativa sulle interdittive antimafia alle imprese, al pari di quella dettata dall’articolo 143 e seguenti del Tuel sullo scioglimento degli enti locali per condizionamenti o infiltrazioni mafiose. Una normativa pensata negli anni ’90 come strumento emergenziale che, secondo gli esperti a convegno, non appare più sufficiente a garantire sempre il ripristino della legalità nelle imprese o nelle comunità colpite dai provvedimenti, pur sospendendo in maniera preventiva le libertà e i diritti delle persone (nel primo caso il pensiero va in primis ai dipendenti delle aziende interdette, nel secondo ai cittadini elettori oltre che agli eletti). Da un primo intervento autocorrettivo di self-cleaning per gli enti sospettati di infiltrazioni, a un più attento monitoraggio pre-elettorale e post-commissariamento, dalla possibilità di un breve contraddittorio in sede di procedimento di scioglimento a misure più forti e chiare in tema di ineleggibilità e sanzioni alla burocrazia dell’ente, sono molti i correttivi suggeriti dagli esperti. “Sono oltre 105 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose negli ultimi anni, con un primato assoluto per la Calabria, dove il fenomeno, secondo le parole della Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività della Dia, ha assunto una connotazione strutturale”, ha detto la senatrice Gelsomina Silvia Vono, alla quale è stato affidato il compito di tirare le somme dei lavori nel suo intervento conclusivo. “Una cronicità degli scioglimenti per mafia che fa pensare a un fallimento del sistema. E’ per questo che va sicuramente ripensata la normativa, alla luce di criteri di gradualità, proporzionalità e sussidiarietà, in modo che l’intero processo di ripristino della legalità sia effettivo e duraturo. Sto studiando un disegno di legge che vada in questa direzione, da un lato rendendo meno automatico lo scioglimento degli enti, per esempio accompagnandoli ad autocorreggersi in una prima fase, dall’altro a rafforzare i poteri dei commissari e l’efficacia della loro azione nei confronti di dirigenti e funzionari, una volta che si sia arrivati allo scioglimento. Obiettivo è un reale rinnovamento politico, amministrativo e culturale – ha concluso Vono – della comunità colpita dal provvedimento”.

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