
Amaroni si apre a una nuova stagione di ricerca e valorizzazione del proprio patrimonio storico e archeologico. Il primo convegno interregionale “Il monachesimo basiliano nel Sud Italia”, ospitato nella sala consiliare del Comune, è stato infatti l’occasione per ufficializzare l’ingresso della comunità amaronese nel Vivarium Project, il progetto di ricerca archeologica e ricostruzione storica promosso dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e dall’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace. L’annuncio è stato dato dal sindaco Gino Ruggiero e da Lorenzo Satanassi, presidente dell’Archeoclub d’Italia sede di Amaroni, al termine dell’intervento del professor Domenico Benoci, presidente dell’Istituto Cassiodoro. Un risultato importante, maturato grazie al lavoro di ricerca, sensibilizzazione e tutela portato avanti dall’Archeoclub, in collaborazione con l’amministrazione comunale. Nel suo saluto, il sindaco ha sottolineato il ruolo dell’associazione nell’accrescere l’attenzione verso i siti archeologici locali, soffermandosi in particolare sull’antico monastero di San Nicola delle Magliole. Ha ringraziato Satanassi per l’impegno profuso e ribadito la disponibilità del Comune, ricordando anche la sottoscrizione del protocollo d’intesa relativo alla Fondazione Studi su Cassiodoro e al Vivarium Project. Il parroco don Roberto Corapi ha invece richiamato il valore della memoria storica e del monachesimo nella crescita culturale e religiosa delle comunità. Promosso dall’Archeoclub Amaroni insieme alle sedi di Girifalco “Toco-Caria” e Squillace “Guido Rhodio”, con il patrocinio comunale, il convegno ha riunito studiosi e rappresentanti delle realtà associative. Moderati dalla consigliera delegata all’istruzione Sabrina Caccamo, i lavori hanno approfondito la presenza monastica italogreca e basiliana nel Mezzogiorno, con particolare attenzione alla Calabria e all’Istmo. Sono intervenuti Ulderico Nisticò, Ines Caliò, Gabriele Mauro, Mario Truglia, Lorenzo Satanassi e Domenico Benoci, offrendo differenti prospettive sul monachesimo greco, sulle vie dell’Istmo, sulla figura di Cassiodoro e sul Vivarium, fino alla storia dell’abbazia amaronese. Significativa anche la partecipazione di Jacopo Bova, rappresentante del Consiglio comunale dei ragazzi, che ha letto un documento dedicato all’abate Ambrogio Pancaro. Al centro dell’incontro la vicenda del sito di località Batìa, dove nel 2024, durante alcuni lavori di pulizia di un terreno agricolo, furono individuate fortuitamente strutture murarie riconducibili all’antica abbazia. La segnalazione dell’Archeoclub alla Soprintendenza e i successivi approfondimenti hanno portato, nell’ottobre 2025, al decreto ministeriale di dichiarazione dell’interesse culturale, con prescrizioni di tutela diretta e indiretta. Il complesso, la cui storia si colloca tra il IX e il XVIII secolo, rappresenta una testimonianza di particolare interesse per la ricostruzione storica del territorio. Il prof. Benoci ha illustrato il valore delle ricerche sul paesaggio monastico tra le valli dell’Alessi e del Ghetterello, sottolineando la necessità di studiare non soltanto i singoli edifici religiosi, ma anche le relazioni con insediamenti rurali, necropoli, fortificazioni, risorse naturali e antiche vie di comunicazione. Avviato nel 2023, il Vivarium Project punta proprio a ricostruire le trasformazioni del territorio dell’antica diocesi di Scolacium attraverso una rete di collaborazione tra istituzioni scientifiche, università, Comuni e associazioni. L’ingresso di Amaroni consentirà di ampliare questo percorso di ricerca, favorendo nuove ricognizioni, approfondimenti e indagini archeologiche, oltre a iniziative di formazione e valorizzazione culturale e turistica. Per la comunità si tratta di un traguardo che premia il lavoro svolto e, soprattutto, dell’inizio di una nuova fase, nella quale la conoscenza e la tutela delle proprie radici diventano un progetto condiviso.
Carmela Commodaro