SQUILLACE – Venuto a conoscenza della costituzione di una task force comunale per la gestione della cosiddetta “fase due”, il Circolo “Fratelli d’Italia” di Squillace ha ritenuto di chiedere al sindaco Pasquale Muccari la ragione e l’utilità di questo organismo, a prescindere dalle specifiche competenze dei componenti e dall’accertata serietà degli stessi, almeno di quelli conosciuti. «Siamo certi – si legge in una nota del Circolo – che siffatta task force sia stata istituita con tutti i crismi della legalità e della trasparenza, atteso che, in teoria, potrebbe avere accesso a documentazioni e notizie che ledono la privacy dei cittadini? Atteso che una simile task forse sia utile, non sembra più opportuno prevedere, nella sua composizione, la presenza di rappresentanti di categorie produttive come bar, ristoranti, stabilimenti balneari, commercianti, ceramisti, ecc.? Non sembra in contraddizione costituire un task force per la “fase due” dopo aver rifiutato e deriso pubblicamente, la proposta sensata delle opposizioni, di istituire una commissione permanente costituita da maggioranza, opposizioni e categorie? Restiamo in fiduciosa attesa delle risposte ai quesiti, nel frattempo invitiamo le opposizioni ad effettuare tutte le opportune verifiche». Da parte di uno dei gruppi di opposizione in consiglio comunale, “Squillace in Movimento”, giunge lo stupore per «la scelta tempestiva dell’amministrazione comunale, dinanzi ad un paese ormai in profondo declino, isolato dal mondo e scomparso di fatto dalla cartina geografica, di affidarsi ad una task force a tutela delle imprese artigianali, turistiche e commerciali presenti sul territorio, oggi assolutamente spaesate di fronte alla inerzia totale dell’amministrazione». In una lunga nota si legge che «del resto, aver blindato il proprio bilancio alla data dell’11 marzo 2020, senza quindi tenere in debito conto le esigenze economiche di tutte le categorie lavorative travolte dalla pandemia del coronavirus, come fatto dalla grande parte dei sindaci italiani, la dice lunga sulla sensibilità della maggioranza per questi problemi. Tutti potranno verificare che manca, comunque, all’interno della task force un rappresentante per ciascuna categorie produttiva di Squillace, perché chi meglio di loro può rappresentare le esigenze della categoria ed indicare le soluzioni più ottimali? Non sappiamo se complimentarci allo stesso modo con l’assessore al Turismo Franco Caccia, per aver proposto la nascita di questa task force, con il presidente del Gal Serre Calabresi tra i componenti, o per l’impegno profuso dallo stesso assessore nell’organigramma del Gal, su espressa scelta del citato presidente. Gli auguriamo un in bocca al lupo per entrambe le esperienze. Ci chiediamo però: non sarebbe stato opportuno istituire anche una task force per la trasparenza e la legalità?
Avrebbe, intanto, suggerito all’amministrazione comunale di non fare quella illegittima convocazione dell’ultimo consiglio comunale del 9 maggio, con tutte quelle violazioni già sottoposte alle autorità competenti, impedendo ai consiglieri di opposizione di parteciparvi, con il rischio di sanare situazioni anomale e molto delicate. Ma certamente avrebbe suggerito di evitare quelle situazioni di conflitto di interesse presenti nella delibera di consiglio comunale, pubblicata ieri sull’albo pretorio (apprezziamo la tempestività questa volta) relativa alle aree Peep (n. 8 del 9 maggio 2020 – Autorizzazione cessione in proprietà – Approvazione regolamento trasformazione in diritto di piena proprietà) che andavano rimosse per rendere il provvedimento valido e funzionale sia all’Ente e sia, soprattutto, a quella parte della cittadinanza eventualmente interessata all’oggetto della delibera (proprietari palazzi Baiocco e palazzi Gatto). Questa task force avrebbe, probabilmente, aiutato il segretario comunale, rimasto impassibile al momento della trattazione della pratica, a garantire la legittimità del provvedimento, allorquando il sindaco pare abbia pubblicamente dichiarato di essere proprietario di un immobile ai palazzi “Gatto”, ad imporre l’obbligatoria astensione da parte dei consiglieri comunali in conflitto di interessi, per rendere valida la votazione. Ciò a tutela del provvedimento e a tutela di quella parte della cittadinanza che potrebbe avere interesse all’oggetto della delibera, ma che oggi deve fare i conti con il modo in cui si è formato il provvedimento, in termini di validità. Perché mettere in difficoltà i cittadini?
Il consiglio che riteniamo di rivolgere è quello di annullare il provvedimento consiliare e di riportare la pratica in un nuova seduta consiliare, convocata legittimamente, per essere discussa al netto dei conflitti di interesse presenti, che oggi rendono invalido il provvedimento, non solo, a nostro modesto avviso, per motivi amministrativi. Siamo stanchi di inseguire la maggioranza per continue censurabili condotte gestionali, ma resteremo sempre pronti e vigili a dare suggerimenti, come in questo caso, a tutela dei cittadini, per evitare che il declino del nostro paese, già in atto, diventi irreversibile. Abbandoni questa maggioranza ogni forma di arroganza ed ascolti chi gli offre suggerimenti a tutela della propria azione amministrativa che si riflette inevitabilmente sui cittadini».

Carmela Commodaro

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