È in discussione proprio in questi giorni in Commissione Affari sociali e Commissione Giustizia della Camera una proposta di legge, presentata dal Governo precedente a firma Grillo, Salvini, Bonafede e Stefani, su “Disposizioni in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie nell’esercizio delle loro funzioni”. Una proposta per la quale il portavoce del Movimento Cinquestelle alla Camera, Massimo Misiti, ha prodotto sei emendamenti, tutti bocciati. Due di essi addirittura neppure arrivati in discussione perché cassati dal Movimento. Il deputato pentastellato stigmatizza la proposta di legge all’articolo 1 che prevede un osservatorio nazionale sulla sicurezza dei professionisti della sanità. “Non serve – dice Misiti – un organo che studi e osservi un fenomeno che già conosciamo bene, per i diversi fatti assurti agli onori della cronaca. L’istituzione dell’osservatorio, per quanto, almeno, senza costi per i cittadini, di fatto non tutela l’attività dei sanitari e degli esercenti la professione sanitaria. Servono interventi concreti. Trovo che sarebbe stato molto più opportuno incrementare le pene per chi compie atti di violenza sui sanitari; avrei trovato molto più efficace aumentare le presenze di uomini della Polizia e di posti di polizia all’interno degli ospedali: sarebbe stato molto più necessario garantire dei servizi di videosorveglianza nei presidi sanitari ospedalieri; e, magari, predisporre degli spazi dedicati in cui far sostare i famigliari dei pazienti che arrivano nei pronto soccorso; e, ancora, riconoscere al medico la qualifica di pubblico ufficiale, con relativa modifica del codice penale. Erano questi i temi dei miei emendamenti che, purtroppo, sono stati tutti bocciati. I sanitari e gli esercenti la professione sanitaria non sono tutelati, continuano ad essere vessati da obblighi morali, senza nessuna tutela sul monte orario da rispettare, senza che vengano rispettate le norme descritte nel DM 70/2015. E in tutto questo la nebulosità del “dire” di chi non conosce direttamente il problema – conclude Misiti – supera la concretezza del quotidiano a cui bisogna fare fronte”.

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