“La Calabria che non vogliamo”, al Musmi un interessante dibattito organizzato dall’associazione “Le Calabrie” con il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno; lo scrittore Domenico Dara; la scrittrice e giornalista Daniela Rabia; il docente Nicola Fiorita e l’archeologa Margherita Corrado

CATANZARO “La Calabria che non vogliamo” è quella che rinuncia a se stessa, alle proprie vocazioni e potenzialità; che si abbandona e non combatte, che nasconde dietro l’incapacità della politica la responsabilità di aver rinunciato al cambiamento. Ma nel corso del dibattito organizzato nella Sala Conferenze “Giuditta Levato” al Museo Storico della Provincia di Catanzaro dall’associazione “Le Calabrie” si guarda anche al “bicchiere mezzo pieno”, a quella voglia di riscatto che negli ultimi anni ha guadagnato terreno anche grazie al rinnovato impegno di intellettuali, studiosi, professionisti, e amministratori, rappresentanti delle migliori energie della Calabria che vogliamo. Gli spunti di riflessione sono stati tanti, nel corso del dibattito moderato dalla energica giornalista Sarah Incamicia che del dinamico sodalizio è anche la presidente, grazie al contributo del padrone di casa, il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno; del docente universitario e scrittore, nonché consigliere comunale di Catanzaro, Nicola Fiorita; dello scrittore Domenico Dara; della giornalista e scrittrice Daniela Rabia e dell’archeologa Margherita Corrado. Tutti volti di una Calabria da far amare, che attraverso il percorso personale intrapreso – sia esso la politica che la letteratura, l’archeologia o l’amministrazione – hanno cercato con il genuino impegno per la propria terra di farla conoscere per farne apprezzarne la grande bellezza, intesa anche come patrimonio di valori e storia. Questo è anche la ragione sociale dell’associazione “Le Calabrie”, spiega Sarah Incamicia, che ha scelto di dare voce alla Calabria che vuole innovarsi e crescere.
“La Calabria che vorremmo è quella che rispetta se stessa e la bellezza dei luoghi straordinari in cui viviamo. Sta prima di tutto ai calabresi non arrendersi alla rassegnazione, mettere in moto percorsi virtuosi per cambiare il corso di una storia che ci continua a vedere relegati in fondo alla maggior parte delle classifiche sulla qualità della vita – ha esordito il presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno -. La Calabria che non vogliamo sicuramente è quella che calpesta le proprie potenzialità, che deturpa e sporca, che copre con colate di cemento parchi e spiagge, che riempie le strade di rifiuti rendendo una pessima pubblicità ad un territorio che può vivere di cultura e turismo. Serve, quindi, un atteggiamento diverso, più maturo e responsabile nei confronti della nostra terra, del patrimonio naturalistico che ne rappresenta la più grande ricchezza. Possiamo farlo tutti assieme, per noi stessi, facendo rispettare le regole, le leggi, nella legalità e nella trasparenza, all’insegna della partecipazione collettiva che alimenta il necessario senso della comunità”.
Secondo Daniela Rabia “la Calabria, come noi stessi, deve trovare la propria vocazione e fare di tutto per realizzarla. In questo sta la misura della felicità. Parliamo di bellezza, ma se non siamo in grado di custodirla dobbiamo prendercela con noi stessi”. Quello che manca troppo spesso, osserva Daniela, è “la capacità di stupirci, sia in positivo che in negativo. La Calabria ha tante contraddizioni in natura, ma questi non sono disvalori, anzi: dobbiamo essere capacità di trasformare le criticità in positività”. Di valori, storia e identità parla nei suoi romanzi che hanno scalato le classifiche nazionali macinando consensi e premi, Domenico Dara. L’apprezzato autore di “Appunti di meccanica celeste” ha vinto anche la sfida di raccontare la poesia dei suoi personaggi che pulsano nel cuore di Girifalco proprio nella “lingua dei nonni”. “E’ stato un salto nel buio – racconta – ma i libri nascono anche per questo, per portare avanti un linguaggio diverso. Perché tutto ciò che ci appartiene deve essere meno importante rispetto al resto del Paese? La nostra quotidianità è la strada della storia: se adottiamo questo punto di vista troviamo quello che è universale”. Troppo spesso, insomma, secondo Dara, le responsabilità che attribuiamo agli altri sono semplicemente le nostre. Allora “va bene focalizzare l’attenzione sulla Calabria ma non dimentichiamo che siamo parte del mondo”. Ma il “particolare calabrese” non si smentisce mai. Lo dimostra la storia di Margherita Corrado, la coraggiosa archeologa che dopo le sue denunce, è stata messa al bando dal Sovrintendente. Grazie allo studio e alla denuncia pubblica di Margherita Corrado e della sua associazione è stato fermata la costruzione dell’ecomostro vista mare che stava per essere realizzato nella baia di Punta Scifo. Ristorante e piscina in costruzione, isole cementate per bungalow da 237 posti letto: l’archeologa racconta nel dettaglio la storia che si guadagna anche la ribalta nazionale grazie a Gian Antonio Stella. Alla fine, la vittoria di Margherita Corrado è sicuramente aver bloccato questo scempio, ma soprattutto è aver risvegliato le coscienze di molti che si sono stretti in una battaglia non solitaria. E lo ha fatto semplicemente con il suo coraggio, la sua competenza e l’amore per la propria terra e i suoi tesori. “Anche la battaglia elettorale di Nicola Fiorita, docente e scrittore per vocazione e politico per caso, è riuscita a ridestare dal torpore molti catanzaresi disillusi, regalando il sogno di un cambiamento possibile, sebbene questo non sia poi arrivato nelle urne”, rimarca Sarah Incamicia girando le conclusioni al leader del movimento “Cambiavento”. “Nella mia esperienza di docente, scrittore e anche presidente di Slow food, ho cercato di raccontare la Calabria che incontravo, ricca di energia e innovazione – ha affermato Fiorita -. La Calabria che vogliamo non è quella che litiga, che pensa agli interessi di piccolo cabotaggio. In realtà la Calabria di oggi è molto simile al resto del Paese, nelle difficoltà e nella tentazione di cedere alla rassegnazione. Ed è proprio quello che non vogliamo: una Calabria rassegnata e soprattutto immobile. Abbiamo un mondo dentro da tirare fuori ed esprimere , per far diventare le potenzialità una realtà. Dobbiamo solo trovare la forma per comunicare all’esterno. La bellezza salverà il mondo, ma – per dirla come Settis – noi dobbiamo essere in grado di salvare la bellezza. La Calabria che non vogliamo è quella che gli altri scelgono per noi”.