
PALERMITI – C’è una Storia con la maiuscola, fatta di grandi stravolgimenti e date memorabili, e poi c’è una microstoria invisibile, fatta di paesi, volti e numeri che raccontano da vicino come l’Italia si sia trasformata. Il biennio 1946-1948, segnato dal referendum istituzionale e dall’elezione dell’Assemblea Costituente, ha rappresentato il punto di non ritorno per il Paese, sancendo la fine del fascismo e dell’Italia liberale attraverso la prima, rivoluzionaria estensione del suffragio universale alle donne. Ma cosa accadde in quelle ore nei piccoli centri del Mezzogiorno? Per capirlo, l’Associazione PietraElisa, guidata dal presidente Roberto Truglia che ha curato e introdotto l’incontro, ha promosso un momento di approfondimento nella suggestiva cornice all’aperto di Largo N. Sauro.
A guidare il viaggio indietro nel tempo è stato il Prof. Francesco Truglia (conosciuto semplicemente come Franco dai concittadini), Primo Ricercatore Istat e docente al Master di II livello in Statistical Spatial Analysis alla “Sapienza” di Roma. Palermitese d’origine e mai staccato dalle proprie radici pur vivendo nella Capitale, il relatore ha “dipinto” il profilo del paese attraverso le parole della statistica. Ne è emerso un quadro sorprendente: in una Calabria in cui il sentimento monarchico prevalse con il 60,3%, Palermiti andò in controtendenza scegliendo la Repubblica con ben il 59,4% dei consensi (640 voti contro i 438 della Monarchia). Un dato clamoroso, che staccò di 20 punti la media regionale e di oltre 24 quella provinciale. La ricerca ha sfatato un mito: il voto repubblicano locale non fu il frutto di un’egemonia della sinistra (il PCI si fermò allo 0,7%), bensì l’espressione di un originale “repubblicanesimo istituzionale conservatore”, nato dal senso civico e dalla particolare struttura sociale del luogo.
L’analisi si è poi addentrata nella delicata “questione di genere” dell’epoca. Attraverso le rilevazioni del Censimento Istat del 1951, è emersa la fotografia di un territorio segnato da profonde disuguaglianze: oltre il 65% della popolazione era privo di titolo di studio e l’analfabetismo colpiva quasi esclusivamente le donne (491 su 1.001 della popolazione scolastica femminile). Eppure, pur muovendosi tra i confini delle cure domestiche, le donne palermitesi mostravano una presenza straordinariamente attiva nell’agricoltura familiare (89%), rivelandosi il vero motore invisibile della vita produttiva e comunitaria dell’epoca.
A completare l’evento, arricchito dagli interludi poetici di Franco Costabile tradotti nel dialetto locale e letti da Tito Truglia, docente a Pavia, è stata l’atmosfera viva della piazzetta. La pendenza del luogo ha collocato la cattedra del relatore a un livello fisicamente più basso rispetto al pubblico, regalando un’esperienza indimenticabile al Prof. Franco Truglia, che ha espresso profonda gratitudine all’Associazione PietraElisa per l’invito: «In tante conferenze non mi era mai capitato di trovarmi seduto più in basso rispetto a chi ascoltava. Si è creata un’asimmetria d’ascolto unica, “un’autorevolezza al contrario” che ha capovolto i ruoli. Trovarsi in basso a guardare in alto verso la propria comunità è stata un’esperienza bellissima, che ha trasformato l’analisi dei dati in un momento di autentica vicinanza».
L’iniziativa ha così mostrato come i numeri, quando incontrano i luoghi e le persone, riescano a raccontare l’anima di un paese. Palermiti, nel 1946, scelse la Repubblica. Nel 2026, in una piazzetta che torna a vivere, sceglie ancora la comunità. Ancora una volta la piazzetta di Largo N. Sauro ha ritrovato la sua funzione originaria: essere un luogo di incontro, di ascolto, di partecipazione. E la storia, riletta attraverso i dati, ha dimostrato che anche nei piccoli centri del Mezzogiorno la democrazia non fu un passaggio calato dall’alto, ma una scelta consapevole, radicata nella vita quotidiana delle persone.
Maria Luisa Iezzi