
Ci sono artisti che inseguono una forma, e altri che scelgono di lasciarsi attraversare dalle proprie canzoni. Antonio Frustàci appartiene senza esitazioni a questa seconda via, quella della ricerca personale, del movimento continuo, dell’istinto che guida più della teoria. La sua musica nasce come un territorio aperto, dove emozioni, groove e intuizioni si intrecciano senza chiedere permesso. Il 16 maggio scorso, subito dopo la conferenza stampa di presentazione di OndaRocK Festival 2026, Frustàci ha portato il suo set acustico al Centro di Aggregazione Sociale Radici di Squillace Lido. L’idea iniziale era quella di suonare sulla terrazza, in un’atmosfera inevitabilmente evocativa del celebre rooftop dei Beatles. Il vento ha cambiato i piani, ma non l’intensità. Il concerto, spostato all’interno, ha mantenuto intatta la sua forza, con un’esibizione essenziale, vibrante, capace di alimentare l’entusiasmo attorno alla giornata e all’attesa del Festival del 5 agosto. Nel dialogo con Davide Mercurio e con il Collettivo OndaRocK, Frustàci ha raccontato il suo modo di vivere la scrittura; tutto parte dalla musicalità, dal ritmo, da una scintilla sonora che precede ogni testo. «Se non c’è la giusta scintilla musicale, anche il testo più profondo rischia di non attecchire». È un approccio che rivela la sua natura di costruttore di atmosfere, quasi più arrangiatore che semplice interprete. Le parole arrivano dopo, come appunti sparsi che trovano forma solo quando la chitarra indica la strada. Frustàci rifugge i confini rigidi dei generi. Nelle sue canzoni convivono cantautorato introspettivo (eredità di Rino Gaetano, De Gregori, Concato, Cammariere, Graziani), ritmica funk contemporanea (con Daniele Silvestri come riferimento italiano) e groove internazionale (dal mondo Vulfpeck e dal revival funk americano). Un equilibrio naturale tra interiorità e movimento, tra pensiero e corpo. I brani Straniera e Stop, i suoi primi singoli ufficiali, rappresentano ancora oggi un punto di partenza importante. Canzoni nate anni prima della pubblicazione, che oggi l’artista rivedrebbe con occhi diversi, forse più complessi. Ma proprio questa distanza gli ha insegnato qualcosa, cioè che una canzone non deve rappresentare perfettamente chi la scrive, deve arrivare a chi ascolta. Il 2025 è stato un anno decisivo. Al Catanzaro Sound, dove era arrivato quasi per caso dopo una pausa creativa, Frustàci è entrato tra i finalisti e ha vinto il Premio Inediti, che gli ha permesso di registrare Ancora pieno in uno studio milanese. A Milano ha partecipato anche a Special Stage, progetto di Officine Buone che porta la musica negli ospedali, conquistando il Premio del Pubblico. Due esperienze vissute con curiosità, apertura e voglia di assorbire ogni dettaglio del percorso. Per Frustàci il live è soprattutto relazione. Quando sale sul palco cerca un contatto autentico, un filo invisibile che unisce chi suona e chi ascolta. La speranza è che le sue parole possano trovare spazio nella vita di qualcun altro, anche solo per pochi minuti. È qui che la sua musica diventa davvero ciò che vuole essere, cioè connessione. In un panorama musicale spesso ossessionato dalle definizioni, Antonio Frustàci sceglie la strada opposta, quella della contaminazione, dell’istinto, della libertà creativa. Un percorso senza maschere, dove il funk incontra il cantautorato e le inquietudini diventano ritmo. Forse è proprio questa libertà la sua verità più autentica.
Carmela Commodaro