Prosegue il viaggio nel panorama musicale calabrese con Interviste SottoTraccia, la rubrica curata da Davide Mercurio per il collettivo OndaRocK. La trentaseiesima puntata accende i riflettori su una figura che, pur lavorando dietro le quinte, contribuisce ogni giorno a dare forma e profondità alla musica del territorio: Francesco Merante, fonico esperto e fondatore della Black Horse, realtà ormai consolidata nel settore audio. La storia di Merante affonda le radici nell’adolescenza, tra una chitarra, ascolti curiosi e una precoce fascinazione per l’alta fedeltà. Un percorso che sembrava essersi interrotto quando la vita lo aveva portato lontano dalla musica, verso un impiego in ambito contabile. Eppure, come spesso accade nelle storie più autentiche, la passione ha trovato il modo di riaffiorare. La svolta arriva con una scelta coraggiosa: cambiare strada, rimettersi in gioco e inseguire ciò che sentiva davvero suo. Da quella decisione prende forma la Black Horse, un progetto che oggi rappresenta un punto di riferimento per musicisti, band e produzioni del territorio. Un luogo dove tecnica e sensibilità convivono, e dove Merante ha costruito un’identità professionale solida, capace di adattarsi a un settore in continua evoluzione. Il fonico osserva con attenzione le trasformazioni tecnologiche il digitale, che ha democratizzato l’accesso alla produzione, e l’intelligenza artificiale, destinata a ridefinire gli scenari futuri. Ma, nonostante tutto, una convinzione resta centrale: «La musica non può essere sganciata dalle emozioni». Per Merante, il lavoro del fonico è prima di tutto interpretazione. Mixare non significa solo bilanciare frequenze, ma valorizzare l’identità dell’artista, rispettarne il linguaggio e restituire un suono autentico. È un equilibrio delicato, dove la competenza tecnica si intreccia con la capacità di ascoltare, comprendere e tradurre in vibrazioni ciò che l’artista vuole esprimere. La decisione di rimanere in Calabria, e in particolare a Catanzaro, non è un ripiego ma un atto di consapevolezza. Nonostante le difficoltà strutturali, il territorio offre energia creativa e una nuova generazione di talenti: «Ci sono tanti ragazzi con voglia di fare musica», racconta Merante. È in questo ecosistema che la Black Horse si inserisce, contribuendo alla crescita della scena locale e diventando un punto di aggregazione per chi vuole sperimentare, registrare, imparare. Tra le esperienze più significative, Merante cita quella con il collettivo Bruno & The Souldiers, con cui ha condiviso non solo lo studio ma anche il palco. Un rapporto che restituisce il senso più autentico del fare musica: il piacere, prima di tutto. Dall’intervista emerge anche un messaggio rivolto ai più giovani che desiderano intraprendere questo percorso. Merante invita a coltivare impegno e responsabilità, solide competenze tecniche, capacità di gestione e soprattutto cuore. Solo così è possibile costruire qualcosa di duraturo in un settore che richiede dedizione e continua evoluzione. La trentaseiesima puntata di Interviste SottoTraccia conferma la forza di un format capace di raccontare il “dietro le quinte” della musica, dando voce a chi lavora lontano dai riflettori ma contribuisce ogni giorno a far vibrare il suono. Storie come quella di Francesco Merante ricordano che la musica non è solo ciò che si ascolta, ma anche ciò che accade prima che una nota arrivi alle nostre orecchie.
Carmela Commodaro

Indietro