Nel centenario della nascita di Dario Fo, l’8 marzo del Comune di Amaroni si è trasformato in un tributo a una donna che ha segnato il teatro e l’impegno civile del Novecento: Franca Rame, artista che ha fatto del palcoscenico un luogo di denuncia sociale e di emancipazione femminile. Una sala consiliare gremita e attenta ha accolto una celebrazione lontana dalle ritualità formali, capace di restituire la forza di una figura che ha dato voce alle casalinghe, alle donne sottomesse, a tutte coloro che subivano una subordinazione di genere spesso taciuta. L’incontro ha ripercorso la vita e l’opera di un’attrice che ha portato in scena un teatro civile, popolare e militante, più vicino all’attivismo del dissenso che alle etichette. Per la Rame, la comunicazione era un mezzo per favorire l’emancipazione, e testi come “Tutta casa, letto e chiesa” restano pietre miliari nella rappresentazione satirica e grottesca della condizione femminile, della sessualità e della vita domestica. Non è mancato il riferimento al suo impegno politico e sociale, come l’esperienza di “Soccorso Rosso”, l’organizzazione per i diritti dei detenuti politici, e la sua attività nelle istituzioni: eletta senatrice nel 2006, Rame si distinse per posizioni critiche e coerenti, fino alle dimissioni irrevocabili dopo soli 19 mesi, in dissenso con uno stile politico che non le apparteneva. Tra i momenti più suggestivi, la lettura di “Ricacciamo il demonio ne lo suo enferno”, un testo che propone una genesi alternativa, un diverso rapporto tra Adamo ed Eva, dove emergono l’umanità, la comprensione e l’umorismo della figura femminile. Una narrazione che restituisce centralità alla donna, ribaltando stereotipi antichi. Di forte impatto il ricordo della violenza subita da Franca Rame, da lei denunciata prima nel monologo “Lo stupro” e poi pubblicamente. Un passaggio doloroso, che ha trovato eco nella lettura dell’inedito di Patrizia Fulciniti, “Nella tua lingua il mio sangue”: un testo che attribuisce alla donna, e non a Cristo, la nascita del giullare. Un’operazione di giustizia narrativa che trasforma la vittima nell’origine stessa dell’arte popolare delle giullarate, ribaltando il paradigma della sofferenza subita in una nuova forma di potere creativo. Dalle letture è emerso il ritratto di una donna consapevole, animata da un forte impegno civile, capace di unire passione, sentimento e ironia. Particolarmente toccante il testo in cui Rame immagina il proprio congedo dalla vita terrena, restituendo ancora una volta la sua capacità di guardare all’esistenza con lucidità e tenerezza. La manifestazione, organizzata dall’amministrazione comunale di Amaroni, ha voluto essere un omaggio alle donne depurato da ogni retorica: non un giorno di tregua rispetto ai restanti 364 di lotta, ma un momento evocativo e consapevole, capace di ricordare che la disparità persiste e che molti diritti restano ancora da conquistare. Grazie al contributo di Stefania Anastasio, Patrizia Fulciniti, Anna Maria e Teresa Murgida, Gianni Paone e Micaela Papa, dell’associazione Terra di Mezzo, e al supporto della “Fondazione Fo Rame” per l’uso dei loghi del centenario, l’evento si è trasformato in una celebrazione intensa e partecipata. La serata si è chiusa con un richiamo al drammatico scenario internazionale: un pensiero dedicato alle 165 bambine uccise in Iran e allo strazio delle loro madri. Un gesto che ha ampliato il senso della ricorrenza, ricordando che la lotta per i diritti delle donne non conosce confini.
Carmela Commodaro

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