
Loredana Ciliberto attraversa più di trent’anni di musica indipendente con un’idea semplice e radicale: la musica non è intrattenimento, ma scelta, posizione, responsabilità. È questo il filo che Davide Mercurio, del Collettivo OndaRocK, mette a fuoco nella 32ª Intervista SottoTraccia, raccontando la storia di una promotrice culturale che ha trasformato piccoli centri calabresi in luoghi di passaggio per alcune delle voci più significative della scena alternativa italiana. Tutto comincia nel 1991, in una sala comunale di Jacurso, durante la Guerra del Golfo. Loredana è ancora una liceale quando organizza Un concerto per la pace: amplificatori appoggiati sui banchi di scuola, cartelloni disegnati a mano, una comunità che si ritrova attorno a un gesto semplice ma già carico di senso. La musica come modo per dire da che parte stare, prima ancora che come evento da programmare. Quella intuizione non rimane un episodio isolato. Diventa un metodo, un modo di guardare al mondo e di costruire relazioni. Negli anni, quella visione prende forma concreta con il festival Suoni pINDarici, che porta in Calabria nomi simbolo dell’alternative italiano: The Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti, Giorgio Canali e Rossofuoco. Tra le serate rimaste nella memoria collettiva spicca il 2015, quando Stuart Braithwaite dei Mogwai, atteso per un semplice dj set, decide di trasformare la notte in un live inatteso e irripetibile. Un momento che racconta bene lo spirito del festival: imprevedibilità, libertà, autenticità. Accanto ai festival, Loredana negli ultimi anni si unisce al collettivo Note al Margine, una rassegna indipendente che arriva a festeggiare vent’anni di attività senza mai perdere la propria identità: qualità, ricerca, nessun compromesso. Tra gli incontri più significativi ci sono quelli con Paolo Benvegnù ed Emidio Clementi, due figure che per lei incarnano la dimensione più poetica e letteraria della musica italiana contemporanea. Non semplici ospiti, ma compagni di un percorso fatto di ascolto, cura e rispetto. Nel frattempo cambiano gli strumenti del mestiere. Dai cartelloni disegnati a mano si passa ai social network, che Loredana impara a usare in modo professionale come Social Media Manager ed editor culturale. Eppure la sostanza non cambia: curiosità, attenzione ai dettagli, centralità dell’artista prima ancora che del pubblico. È questo approccio che le permette di costruire fiducia, relazioni durature e una reputazione solida nel panorama indipendente. In un tempo in cui la parola “indipendente” rischia di diventare un’etichetta di comodo, la storia di Loredana Ciliberto ricorda che l’indipendenza è prima di tutto un modo di stare al mondo. Una pratica quotidiana fatta di scelte, coerenza, ostinazione. E dimostra che anche da un piccolo palco di provincia può nascere qualcosa capace di lasciare il segno: un’idea, un incontro, un suono che continua a vibrare molto oltre la fine del concerto.
Carmela Commodaro