
Al centro Sai Catanzaro Minori di Squillace, incontro informativo e formativo dedicato alla lotta contro la tratta di esseri umani e le gravi forme di sfruttamento. Un evento che ha trasformato un tema spesso percepito come lontano in una realtà tangibile, analizzando come queste dinamiche siano profondamente radicate anche nei territori calabresi. Parlarne significa scoperchiare un vaso di Pandora fatto di vulnerabilità estreme, ricatti silenziosi e promesse di riscatto che, troppo spesso, si trasformano in nuove catene. Per i giovani migranti il rischio è che il sogno di un futuro migliore si spezzi proprio nel momento in cui sembra a portata di mano. L’incontro non è stato una semplice lezione frontale, ma un’azione di prevenzione consapevole, nata dall’esperienza di chi combatte in prima linea. L’iniziativa è frutto di una sinergia strutturata tra l’équipe del Sai, i volontari del Servizio civile e il progetto Incipit (Iniziativa calabra per l’identificazione, protezione e inclusione sociale delle vittime di tratta). Attivo dal 2016 e promosso dalla Regione Calabria, il progetto vede come capofila la Fondazione Città Solidale Ets, coordinatrice di una rete di enti del terzo settore. Il lavoro di Incipit è multidisciplinare e complesso: si occupa di far emergere e tutelare vittime di diverse forme di abuso, dallo sfruttamento lavorativo alla prostituzione, dall’accattonaggio forzato ai matrimoni coatti. Non si tratta solo di informare, ma di offrire alternative reali attraverso la presa in carico e la protezione. Il focus dell’incontro si è spostato rapidamente su una delle criticità più insidiose: lo sfruttamento lavorativo. I beneficiari del Sai, giovani e ambiziosi, sono spesso attratti da opportunità di guadagno rapide. Tuttavia, dietro queste scorciatoie si celano pericoli che possono compromettere non solo la loro dignità, ma anche la permanenza nei percorsi di accoglienza legali. Un elemento emerso con forza è la pressione esercitata talvolta dalle famiglie d’origine. In contesti di povertà globale, i nuclei familiari spingono i ragazzi ad abbandonare la scuola per inviare rimesse immediate. Questo crea un paradosso doloroso: il desiderio di aiutare i propri cari spinge i minori verso circuiti irregolari, esponendoli a rischi che possono distruggere il loro progetto migratorio. Protagonisti attivi dell’evento sono stati i volontari del Servizio civile, che dopo una formazione specifica con mediatori interculturali, hanno presentato materiali chiari su diritti e doveri dei lavoratori. Il loro intervento ha trasformato concetti giuridici complessi in strumenti di autodifesa quotidiana. La partecipazione dei ragazzi è stata intensa, segnata da domande che riflettono il bisogno di orientamento in un mondo del lavoro spesso ostile. Proprio per questo l’appuntamento di Squillace non resterà isolato. Sono già in programma nuovi laboratori tematici per rafforzare la capacità dei beneficiari di riconoscere le trappole dello sfruttamento. L’obiettivo finale rimane chiaro, cioè costruire percorsi di autonomia che non passino per l’illegalità, ma che siano fondati sulla dignità e sulla piena consapevolezza dei propri diritti.
Carmela Commodaro