Ancora un’Intervista SottoTraccia di Davide Mercurio, del Collettivo OndaRock. «Se i Diaframma hanno cantato la neve come metafora, a San Giovanni in Fiore c’è chi la neve se l’è portata addosso davvero, fin dal nome», ci fa sapere Davide, che ha incontrato i Nivera, in dialetto calabrese “grande nevicata”, è una band che nasce nel 1995 tra le montagne della Sila, in una notte gelida che diventa subito identità, simbolo, dichiarazione di appartenenza. Lontani dai centri, dalle mode e dai riflettori, i Nivera crescono ai margini, in garage freddi e contesti isolati, costruendo un rock diretto, autodidatta, mai addomesticato. «Col tempo – racconta Giovanni Scarcelli, voce del gruppo, a Davide – il nostro nome è diventato un simbolo. Chi ascolta i Nivera sa che ascolta rock». Non un’etichetta di stile, ma una presa di posizione. Autodidatti per scelta e per necessità, i Nivera non hanno mai inseguito una carriera professionale nel senso canonico del termine. La musica resta passione, hobby, bisogno espressivo. Proprio questa distanza dal “centro” ha garantito loro una libertà totale, nessuna pressione, nessuna strategia, solo idee da suonare e parole da dire. Anche quando i limiti tecnici erano evidenti, non sono mai diventati un freno. Fin dagli esordi, i testi affrontano temi sociali e politici: guerra, crisi economica, emarginazione. Una scrittura che nasce da ascolti precoci, da Guccini a Lolli, dalla canzone d’autore al folk popolare, e che considera la musica un veicolo di comunicazione collettiva. Negli anni cambia lo stile, cambia la forma, ma non l’urgenza. Le tematiche restano, perché il mondo, purtroppo, continua a offrirle. La storia dei Nivera è segnata anche da lunghe pause. Scioglimenti, vite che prendono altre direzioni, quattordici anni senza suonare per alcuni membri. Eppure il ritorno è stato naturale, quasi casuale. Con una formazione in parte rinnovata e l’impatto dell’era digitale, capace di portare i loro brani ovunque con un click, la band ritrova una nuova consapevolezza, non servono grandi numeri per sentire di aver lasciato un segno. C’è poi la curiosa “maledizione del quarto posto”, concorsi, selezioni, sempre lì, appena fuori dal podio. Un dettaglio che non ha mai scalfito la motivazione. «Ci piaceva suonare, del risultato non ci importava più di tanto», raccontano a Davide con ironia. Perché il punto non è vincere, ma esserci. E poi arriva Sanremo Rock. Dal garage gelido della Sila al Teatro Ariston, nel 2022. Un palco carico di storia, emozione pura, consapevolezza di aver attraversato trent’anni senza tradirsi. Un’esperienza che ha portato visibilità, ascolti, orgoglio. Il brano “Angelo” supera le 100mila visualizzazioni su YouTube, diventando il più visto tra i partecipanti di quell’edizione.
Nel frattempo, la discografia racconta un percorso coerente, da “Corriamo nel Vento” (2000), live dedicato alle guerre degli anni ’90, a “Mondo Corrotto” (2019), fino alle sperimentazioni di “Initium Novum” (2023) e al recente singolo “Docile Follia”. Nel 2025 arriva “30”, raccolta celebrativa con ospiti, a testimoniare una storia lunga e condivisa. I Nivera non inseguono il tempo, lo attraversano. Come una grande nevicata, non fanno rumore mentre cadono, ma quando restano, lasciano il segno. E forse, dopo tanti quarti posti, la vetta, quella vera, gelida, silana, è esattamente dove meritano di stare.
Carmela Commodaro

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