Un importante traguardo nel percorso di inclusione dei suoi beneficiari. È quello che ha segnato in questi giorni il progetto SAI di Vallefiorita, gestito dalla Fondazione Città Solidale presieduto da padre Piero Puglisi. Un emozionante ricongiungimento familiare ha riguardato una ospite di nazionalità ivoriana e sua figlia, giunta in Italia dopo un lungo periodo di separazione. Un viaggio complesso, emotivamente faticoso, in cui si intrecciano paure, burocrazia, difficoltà operative varie e soprattutto il desiderio profondo di riunire ciò che la migrazione ha separato. La donna era arrivata in Italia con alle spalle una storia difficile e con il grande desiderio di rivedere la figlia. Il risultato non si è fatto attendere e rappresenta il culmine di un anno di intensa attività da parte dell’equipe multidisciplinare del Sai, dopo un iter caratterizzato da complesse procedure burocratiche e logistiche che ha richiesto un impegno costante per garantire il rispetto di tutte le normative vigenti e permettere l’arrivo della ragazza in sicurezza. L’arrivo della giovane all’aeroporto di Fiumicino sancisce la fine d’una fase d’attesa e l’inizio d’un nuovo capitolo di vita. Per l’équipe del Sai di Vallefiorita è stata una vittoria che va oltre il lavoro. «È questo il senso di ciò che facciamo», ha detto Natalia l’operatrice che ha accompagnato la mamma a Roma per l’accoglienza della ragazza all’aeroporto Fiumicino. E la storia di questa mamma ivoriana e della sua figlia ricorda che l’integrazione è fatta di gesti concreti, di cura quotidiana e di un impegno comune capace di cambiare davvero le vite delle persone. Il raggiungimento di questo obiettivo è stato possibile grazie a una forte rete di cooperazione istituzionale, con il sostegno dell’amministrazione comunale di Vallefiorita. La sinergia tra la parte tecnica e quella politica, infatti, ha reso possibile lavorare bene, confermando Vallefiorita come un esempio buono nella gestione dell’accoglienza diffusa. Si rinnova in tal modo l’impegno del progetto Sai a lavorare non solo per l’assistenza materiale, ma anche per la piena dignità e integrazione sociale delle persone accolte.
Carmela Commodaro

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