
Nella sedicesima puntata di Intervista SottoTraccia, il format curato da Davide Mercurio, del Collettivo OndaRock-La Rete Squillace, e dedicato alle storie nascoste e più genuine dell’underground italiano, i protagonisti sono i Meat for Dogs, storica punk band nata a Catanzaro nei primi anni ’90 e ancora oggi punto di riferimento per la scena hardcore nazionale. Nel dialogo con Mercurio, il gruppo ripercorre trent’anni di attività, dagli esordi quasi casuali, nati dall’incontro tra Rocco Cina ed Eugenio, presto affiancati da Massimiliano e Gianky Capicotto, fino alla formazione attuale con il batterista Simone Mararese. Nonostante la distanza dai grandi poli musicali, i Meat for Dogs hanno costruito una carriera solida, nutrita da Live incendiari, amicizie nella scena italiana e una incrollabile passione per il punk. Il loro stile, pur restando fedele a un punk rock melodico cantato in italiano, ha attraversato diverse fasi, influenze ’60s, incursioni hardcore e perfino inserti ska grazie alla tromba di Eugenio. La Calabria, terra senza una vera scena punk strutturata, ha contribuito a rendere il loro suono unico e immediatamente riconoscibile, evitando omologazioni e stimolando la loro voglia di creare qualcosa di duraturo. Nell’intervista, la band descrive anche un processo creativo spontaneo e istintivo. I brani migliori nascono in pochi minuti, da un riff improvvisato o da un’idea gettata lì in sala prove. In studio, il percorso li ha portati dal “lo-fi” degli esordi a produzioni più curate, spesso realizzate al Sound Farm Studio con Gianluca Molè. Davide Mercurio li incalza anche sul cambiamento della scena punk italiana, dagli anni ’90 pieni di passione, alla saturazione dei 2000, fino al recente ritorno di band autentiche e lontane dal business. Una visione che riflette perfettamente la loro filosofia, niente compromessi, niente trend da seguire, solo identità e sincerità. Aperti a nuove collaborazioni, come quella recente con gli Across di Cosenza, i Meat for Dogs confermano, dopo tre decenni, che il punk non è solo velocità e rumore, ma soprattutto coerenza e cuore. Un’intervista intensa, quella di Davide Mercurio, che restituisce tutta l’urgenza e l’onestà di una band che non ha mai smesso di credere nella propria voce.
Carmela Commodaro