Un nuovo colpo alle reti internazionali del narcotraffico è stato assestato oggi dai militari del Scico e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro Gilda Danila Romano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Salvatore Curcio, contesta agli indagati il coinvolgimento, a vario titolo, in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America. Sono 59 complessivamente gli indagati nell’operazione che ha nome in codice “Kleopatra”. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo – anche per equivalente – del profitto dei reati ipotizzati, per un valore complessivo superiore ai 47 milioni di euro, insieme a beni immobili, tra fabbricati e terreni, il cui acquisto risulta incongruo rispetto ai redditi dichiarati dagli indagati, del valore complessivo di circa 600.000 euro. L’attività investigativa, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) della Guardia di Finanza di Catanzaro e coordinata dal procuratore Curcio, dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto Deborah Rizza, ha consentito – nella fase delle indagini preliminari, ancora da sottoporre al vaglio processuale – di delineare l’operatività di una potente organizzazione criminale di matrice ‘ndranghetista, al servizio della cosca Gallace di Guardavalle. La base direttiva del gruppo era nel comune del Basso Jonio catanzarese, storica roccaforte della cosca, ma la rete criminale si estendeva anche in diverse regioni italiane – Lazio, Toscana, Sardegna, Lombardia – e all’estero. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione sarebbe stata responsabile di numerose importazioni di cocaina dal Sud America, in particolare da Perù, Colombia e Brasile. In questi Paesi risiedevano stabilmente alcuni sodali incaricati di reperire la droga e curarne l’occultamento nei container (secondo la tecnica del cosiddetto “rip-off”), poi imbarcati su navi dirette verso i principali porti del Nord Europa (Rotterdam, Amburgo, Anversa) e italiani (Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste). In tali scali operavano squadre di esfiltratori specializzate nel recupero della droga all’interno delle aree portuali. Le indagini hanno inoltre rivelato il ricorso a metodi alternativi di trasporto: cocaina introdotta per via aerea attraverso l’aeroporto di Francoforte, spedizioni via corriere di cocaina liquida nascosta nel succo di moringa, o camuffata mediante l’imbevimento di scatole di cartone contenenti frutta proveniente dalla Colombia. Parallelamente, l’organizzazione avrebbe gestito il commercio di ingenti quantitativi di hashish, destinati ai mercati di Roma, Grosseto e Milano. Non solo: gli inquirenti ipotizzano anche la distribuzione di additivi chimici in grado di trasformare la canapa legale in sostanza psicotropa, nonché l’allestimento di numerose piantagioni di marijuana in Toscana, Lazio e Calabria. Tale tesi investigativa è stata, inizialmente, suffragata dall’analisi delle chat criptate (nelle quali i sodali pianificavano accuratamente le attività costituendo “chat di gruppo” cui partecipavano tutti i soggetti coinvolti nella singola operazione illecita), che portava all’identificazione di buona parte dei componenti del sodalizio in parola, in cui rivestiva un ruolo centrale un broker calabrese, ritenuto “uno dei referenti più grossi della Calabria”, di stanza in Germania. Le operazioni illecite sarebbero state tutte dirette e coordinate da un elemento di vertice della cosca Gallace, esponente apicale della ‘ndrangheta. Nel periodo compreso tra maggio 2020 e marzo 2021, gli investigatori ritengono che siano state effettuate importazioni per oltre una tonnellata di cocaina e oltre 200 chili di hashish. Ben 17 sequestri – per oltre 400 chili di cocaina – sono stati collegati direttamente all’organizzazione, tra operazioni condotte in Italia e all’estero. La fase conclusiva delle indagini ha preso forma grazie alle attività tradizionali di osservazione e a una prolungata collaborazione con la D.E.A. statunitense e con l’Esperto per la Sicurezza della D.C.S.A. a Lima (Perù). In particolare, il 19 settembre 2022, un container proveniente dal Perù e sbarcato al porto di Trieste, ufficialmente carico di caffè, è stato sottoposto a ispezione: al suo interno sono stati rinvenuti e sequestrati circa 100 chili di cocaina.

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