(Riceviamo e pubblichiamo)
Celebrare la ricorrenza in cui si fa memoria dei nostri caduti in guerra va sempre più assumendo nel tempo l’auspicio che la Pace riacquistata col prezzo del loro sangue mai più venga violata da altre guerre. Proponimento più che giusto, dal momento che le esperienze dolorose che ci hanno riguardato anche direttamente in passato ci insegnano che le guerre non portano che orrore, distruzioni e morte anche a chi le vince. Purtroppo, la Storia ci dimostra che il proponimento viene puntualmente disatteso a causa di stolti ed egoistici dissidi, di contrasti mai sopiti, odi e rivalità, che ricorrentemente in varie parti del mondo generano nuovi conflitti che minano ed impediscono la convivenza pacifica tra i popoli.
Non sono stati sufficienti gli orrori di due conflitti mondiali per evitare tanti altri sanguinosi conflitti che da anni si trascinano nel mondo, ignorati o dimenticati. In luoghi più o meno lontani dall’Europa ma che in questi tempi di globalizzazione mondiale finiscono inevitabilmente con il ripercuotere i loro effetti anche sull’Europa. Non a caso la guerra russo-ucraina e recentemente quella israelo-palestinese turbano e preoccupano seriamente il nostro Occidente.
Giustamente noi oggi onoriamo come eroi quei soldati che nell’adempimento del proprio dovere hanno perso la vita e lasciato nel lutto le proprie famiglie. Ed eroi certamente lo sono, anche se involontari, anche se le loro aspettative di vita, le loro aspirazioni a una vita ordinaria ma felice, sono state brutalmente stroncate dalla follia di pochi che fanno uso del mezzo della guerra come soluzione ai problemi tra nazioni.
Noi onoriamo il loro sacrificio, ma i loro familiari avrebbero preferito averli vivi accanto a sé.
La pace che dal loro sacrificio è scaturita è un bene che andrebbe coltivato ricorrendo alla paziente diplomazia e non alla prepotenza delle armi!
La follia delle guerre in corso, che tante vittime sta mietendo anche tra gli innocenti civili, dimostra che non si è saputo fare abbastanza per mantenere fede all’implicita promessa di pace fra i popoli che dovrebbe presiedere alla commemorazione dei caduti di tutte le nazioni e di tutte le guerre.
Oggi l’Italia ha una Costituzione che ripudia la guerra e crede fermamente nella democrazia e nei suoi strumenti pacifici per dirimere le controversie. Le sue Forze Armate, di cui oggi ricorre pure la celebrazione, hanno assunto un diverso impegno, quello di garantire la pace e di portare un valido soccorso ovunque si trovino popolazioni civili in difficoltà. Non, dunque, strumento d’offesa e di morte ma di Vita laddove questa cerchi di riaffermare la propria priorità.
Per questo plaudiamo al loro impegno e siamo riconoscenti per la competenza e lo spirito di sacrificio con cui da sempre lo espletano.
Puntualizzato tutto questo, il ripudio della guerra quale mezzo d’offesa non contrasta con il dovere di conoscere e commemorare la nostra Storia. È da questo che trae origine la commemorazione del 4 Novembre. Così come da questa commemorazione dovrebbe trarre origine un più fattivo impegno a conservare la Pace e adoperarsi a far sì che la Pace ritorni in quei martoriati luoghi della terra in cui attualmente è solo distruzione e morte a causa di guerre.
Tanti di noi hanno avuto nelle proprie famiglie uno o più parenti caduti nel corso delle due guerre mondiali. Altri, in tempi più recenti, hanno perso loro congiunti nell’assolvimento del proprio dovere e addirittura in operazioni di pace. Il modo più giusto di fare memoria di quanti hanno così dato la vita sarà quello di fare serio proponimento di adoperarsi affinché tacciano le armi e si levi la voce della ragionevolezza a risolvere le contese tra i popoli. A tutti i caduti e a quanti, appartenendo alle Forze Armate e a quelle dell’Ordine, compiono quotidianamente il proprio dovere rischiando la vita per garantire la nostra sicurezza, vada tutta la nostra riconoscenza interrogandoci seriamente quanto anche noi siamo disposti a fare per dare alla Pace un nostro sia pur modesto contributo.
Cav. Rocco Antonio Devito

Indietro