Viene celebrata a giugno in tutta Europa, proprio perché le sette note musicali sono in grado di superare le barriere create da alfabeti diversi, di coinvolgere, di essere portatrici di cambiamento: stiamo parlando della festa della musica. E se c’è un luogo in cui più che in altri è necessario superare gli alfabeti diversi, coinvolgere, e creare cambiamento, quel luogo è proprio il carcere. Nella Casa Circondariale di Catanzaro, il pomeriggio del 20 giugno, dopo due anni di pandemia, ritorna l’evento atteso organizzato nell’ambito del progetto in rete “Mille e…una nota”, portato avanti dall’istituto comprensivo capofila Mater Domini insieme all’associazione Promocultura, presieduta da Tommaso Rotella, che da anni opera come volontario nel carcere, in cui ha portato avanti attività come il laboratorio di strumenti musicali, corsi di musica popolare e varie attività creative. La manifestazione ha visto esibirsi nella sala teatro del carcere due maestri: Maria Teresa Ionadi, soprano, ed il fratello Andrea, alla chitarra. Due soli, uno strumento ed una voce, per oltre un’ora di buona musica, capace di suscitare una sentita standing ovation da parte dei detenuti. “La musica è educazione all’ascolto, ed in quanto tale, una disciplina attraverso cui si sviluppa una certa attenzione “all’altro”, al prossimo, imprescindibile nei percorsi di revisione critica del proprio vissuto e di reinserimento sociale” spiega il direttore del carcere Angela Paravati. Significativa la presenza in sala del dirigente scolastico Rosetta Falbo, della scuola capofila Mater Domini, a testimoniare il legame tra la scuola (lo studio è la parte principale dei percorsi trattamentali) e l’istituto penitenziario. Ampio il repertorio eseguito: da My way di Frank Sinatra a Love of my life di Freddie Mercury, Imagine di Lennon, ma anche Volare di Modugno e Calabria Mia di Reitano e molti altri brani noti a livello internazionale, italiani e stranieri. Un repertorio volto a valorizzare canzoni che forse conosciamo tutti, ma che sembrano ascoltate per la prima volta quando risuonano dentro un carcere. Forse perché qui tutto ha un significato diverso, più profondo. Anche la musica.

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