“Ceramiche a copertura stannifera in Calabria tra storia e archeologia” è stato il tema di un convegno di studi che si è tenuto sabato e domenica fra Seminara e Squillace, su iniziativa del Centro Studi Esperide, di Briatico, con il supporto della Regione Calabria. La sessione domenicale si è tenuta a Squillace, nella Casa delle Culture. Un interessante incontro tra storici e archeologi sul tema delle produzioni ceramiche calabresi post-medievali con l’attenzione maggiore verso la produzione dei maestri “fajenzari” di Squillace che, nel corso del Settecento, giunsero ad assorbire il mercato dei vasi da farmacia e non solo di gran parte della Calabria Ulteriore, spingendosi fino a Cosenza e tappa importante a Santa Severina dove vi sono testimonianze di straordinario interesse essendo all’attenzione degli studiosi due rari bacili utilizzati come contenitori per l’acqua santa nella chiesa dell’Addolorata e gli embrici della cupola della cattedrale su due dei quali il maestro squillacese Gregorio Sestito, nel 1735, volle lasciare la propria firma. L’assessore comunale di Squillace al turismo e alla programmazione Franco Caccia, portando i saluti della città ai convegnisti, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa che riguarda la ceramica, quindi un settore che caratterizza la città di Squillace. «Siamo interessati al recupero dell’identità – ha sottolineato l’assessore – fatta di contenuti e relazioni, che riguarda tutto l’istmo di Catanzaro. 3500 anni fa qui cera una comunità che sperimentava un modo di vivere. L’impegno della nostra amministrazione è anche quello di sostenere la lavorazione della ceramica in modo da coinvolgere i più giovani e renderla attrattiva». Presentato anche il nuovo statuto del centro studi per la storia della ceramica nell’Italia meridionale dedicato a Guido Donatone. Le relazioni sono state tenute da Monica De Marco (i fajenzari di Squillace), Mario Panarello (la ceramica calabrese e le arti sorelle), Annamaria Cucci (le ultime battute della fornace Commodaro a Squillace), Renato Ruotolo (un contratto del 1771 per impiantare una faenzera a Roccella), Alfredo Ruga (la secentesca produzione della bottega di Cropani, studio condotto con Francesco Cuteri e Giuseppe Hyeraci) e Vincenzo Cataldo (i catasti onciari, fonte preziosa per la storia della ceramica del ‘700). Al termine si è svolta una visita guidata ai laboratori dei ceramisti squillacesi. In collaborazione con l’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina ed altri enti (arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, Comune di Seminara, Comune di Squillace, Istituto della biblioteca calabrese di Soriano), dal 6 giugno si svolge la mostra “Maioliche di Calabria dal ‘600 al ‘700: Gerace e Squillace”, fino al 31 agosto, che propone un confronto tra la maiolica secentesca di Gerace e quella settecentesca di Squillace, per la prima volta messa a fuoco e illustrata nelle sue varie articolazioni decorative.
Carmela Commodaro

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