La comunità di Squillace ha potuto rivivere il clima e la spiritualità di 1000 anni fa nella basilica cattedrale di Squillace, grazie all’iniziativa, propiziata dal nostro concittadino squillacese Enzo Caristo, tenutasi oggi pomeriggio, con la celebrazione dei Vespri in onore di Sant’Agazio da parte della comunità ortodossa. Sono stati proprio Padre Ivan Dobroțchi, della parrocchia Catanzaro-Crotone, e Padre Protosincello Iustin, abate del Monastero San Giovanni il Theristis di Bivongi a presiedere il solenne rito, presenti un nutrito numero di fedeli romeni, ucraini e russi di fede ortodossa. Padre Ivan, fra l’altro, è il parroco della chiesa ortodossa romena di Crotone dedicata proprio a Sant’Acacio Martire, il nostro Sant’Agazio. Con Padre Ivan e Padre Iustin Avate c’erano Padre Milo da Stilo, Padre Jorge ucraino, i tre cantori studenti in teologia venuti apposta dalla Romania per la festa di Sant’Agazio che si celebrerà domani nella parrocchia ortodossa di Crotone. La diocesi ortodossa romena d’Italia comprende 181 parrocchie, fra cui quella di Crotone, e sotto la sua giurisdizione vi sono sei monasteri, fra cui spicca il Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Theristis a Bivongi. Dal 726 la diocesi di Squillace passò al rito greco essendo stata assoggettata d’autorità al patriarca di Costantinopoli fino al 1096, quando tornò al rito latino per volontà dei Normanni e su consiglio di San Bruno. L’arrivo nell’VIII-IX secolo, collegato all’iconoclastia, del corpo di Sant’Agazio, patrono di Costantinopoli, arricchisce la città di un sacro deposito, da quel tempo meta di culto incessante nella Chiesta di Squillace, di cui il santo bizantino diventa patrono e protettore. Come ricorda l’ex sindaco e ex presidente della Regione Guido Rhodio, storico squillacese, l’omaggio greco-bizantino a Sant’Agazio è stato tante volte espresso nei secoli e anche di recente, come il 7 maggio 1989, voluto dal vescovo monsignor Antonio Cantisani e dal decano mons. Raffaele Facciolo, con il pontificale dell’Eparca di Lungro monsignor Ercole Lupinacci, sempre nella basilica cattedrale di Squillace.

Carmela Commodaro

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