Non parlateci più di borghi! È l’appello dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), che propone di tornare a parlare di paesi. A parte la fondata obiezione terminologica, dire borghi è ormai come dire resilienza o bellezza: personalmente, un attacco di orticaria si manifesta ogni volta che sento pronunciare la parola. La richiesta di UNCEM è stata ribadita nell’appello rivolto all’On. Franceschini il 24 febbraio, dove con sconcertante ingenuità il Presidente dell’Associazione chiede al Ministro di difendere i suoi associati dai commedianti che li assediano, proponendosi come facilitatori nella elaborazione di progetti finanziabili con il miliardo di euro messo a disposizione dal Ministero della cultura grazie al PNRR. Ciascun soggetto può sperare di drenare fino ad 1,6 milioni, cifra che fa gola a tanti. Il 22 febbraio, Il Ministro, in audizione al Senato in Commissione “Cultura”, decantava proprio le magnifiche sorti e progressive del PNRR targato MiC, senza tuttavia rispondere nel merito né circa la filosofia sottesa al Piano per il segmento cultura (ma se non c’è piano, e in effetti non c’è, neppure filosofia può esserci), né sulla opacità delle liste dei professionisti chiamati a collaborare con gli uffici speciali creati per l’occasione. Liste, quelle stilate da ALES, adeguatamente finanziata per farlo, e non graduatorie (come invece preannunciato da inPA del Ministero della Pubblica Amministrazione), dalle quali ALES attingerà a piacere e senza bisogno del visto della Corte dei Conti. Soprattutto, Franceschini vantava la decisione, precisando che “se dovesse funzionare” sarà estesa ulteriormente, di far scegliere alle regioni un “borgo” abbandonato o semi-abbandonato per ciascuna e dotarlo di 20 MILIONI. Venti milioni a ognuno dei 21 fortunati. A chi giova? È questa la domanda. Facile prevedere 21 parchi giochi concepiti, alla maniera del MiC, come luoghi dell’irrealtà, dove si rappresenta la retorica propagandistica della valorizzazione, altra ‘parolaccia’, cioè della distorsione programmata dei fini istituzionali del Ministero che si finge erede di quello di Spadolini, e che così s’inserisce nelle fallimentari politiche della SNAI. Facile prevedere la sistematica distruzione dell’identità di ciascun sito prescelto ma, ed è ciò che conta per il Collegio Romano, innaffiata di milioni di euro da distribuire agli amici e agli amici/parenti degli amici per consolidare e alimentare un cieco consenso nei confronti del ‘ministro della Cultura’. Scelte autolesioniste di un Paese, l’Italia, che continua a scivolare verso il fondo del burrone, con un moto che la gravissima QUESTIONE MORALE rende inarrestabile. Perché questo è il MiC di oggi: decisioni distanti o addirittura in contraddizione con i principi costituzionali e, al contempo, MALAFFARE, illegalità fatta prassi, la quale si diffonde dalla Capitale fino nelle periferie più remote. Tutto è palcoscenico, messa in scena per l’esibizione di vacue enunciazioni di principio copiate da altri Paesi e invariabilmente milionarie. È la stessa contraddizione che oggi impegna tanti “franceschini a molla” nello sforzo di trasformare i musei statali in luoghi di intrattenimento con esposizione museale a margine, così da sentirsi all’altezza, Lui, dei francesi e degli anglosassoni ma senza avere adeguato ai modelli esteri, rispettabilissimi e però storicamente diversi dal nostro per valide ragioni, il principio della diversificazione delle fonti di reddito (tuttora ancorate, in Italia, alla sola bigliettazione), né avere interiorizzato l’obiettivo dell’autofinanziamento parziale e dell’afflato al pareggio di bilancio almeno per gli istituti con autonomia speciale.

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