La Corte Costituzionale nei giorni scorsi ha ammesso la Celebrazione di alcuni quesiti Referendari richiesti da un numero Congruo di elettori per come previsto dall’articolo 75 della Costituzione, ora il Presidente della Repubblica dovrà stabilire l’indizione della Data per la celebrazione della Consultazione Referendaria in una finestra che và racchiusa tra il 15 Aprile e il 15 Giugno. Ricordiamo che si tratta di un Referendum Abrogativo e che quindi prevede il Raggiungimento del quorum del 50% più uno degli Aventi diritto al voto per l’elezione della Camera dei Deputati.
La questione dirimente che mi suscita una infinità di perplessità e che la Lega di Salvini che ha promosso i
quesiti Referendari sulla Giustizia sà benissimo che la possibilità per il raggiungimento del quorum è bassissima anche considerando il fatto che ormai gli elettori disertano le urne, tanto da proporre di farle svolgere simultaneamente alle Elezioni amministrative previste per giugno, cosa molto improbabile perché si tratta di due tipologie di elezione diametralmente diverse una tipica di una forma di Democrazia diretta il Referendum e una invece espressione di Democrazia Rappresentativa le amministrative.
In una Consultazione il Referendum, si entra nel merito di una questione rilevantissima la Giustizia. nell’altra si scelgono gli Amministratori di importanti città.
Tra l’altro tra questi quesiti referendari uno prevede la separazione delle carriere tra giudice e Magistrato
inquirente il Pubblico Ministero, materia Regolamentata dalla Legge fondamentale, per la quale non è consentito procedere attraverso l’utilizzo del Referendum Abrogativo ma bisogna procedere eventualmente attraverso il Procedimento di Revisione Costituzionale previsto dall’articolo 138 della Costituzione, che è tutta una altra storia. I proponenti sostengono che questi quesiti referendari servano sé raggiungono il quorum ha stimolare il Parlamento nel procedere verso una Riforma Organica della Giustizia, argomento debole considerando che siamo ormai a fine legislatura, è quella della Giustizia rappresenta una delle Riforme più complesse. Quindi celebreremo dei Referendum che rischiano di non ottenere nessun risultato tangibile, anzi no un risultato l’otterranno quello di auspicare di proporre una modifica dell’articolo 75 della Costituzione che regolamenta questo istituto di Democrazia diretta per renderlo più efficace, ma anche qua si tratta di intervenire con una modifica Costituzionale. Ma questa è tutta un’altra storia.

Felice Caristo

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