In questa III Domenica di Avvento, è ancora Giovanni Battista ad invitarci a preparare la via al Signore perché possiamo vedere la Sua salvezza.
Giovanni ha avvertito l’urgenza della scelta radicale per il Signore e l’ ha proclamata con accenti intransigenti e taglienti. A coloro che gli chiedevano cosa fare, egli diceva: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”.
Ecco un’indicazione pratica su come attendere la venuta del Signore: vivere nella essenzialità e dividere cibo, vestiti, casa con chi non ne ha.
Stupisce la proposta di conversione di Giovanni Battista: non liturgie, novene, pii esercizi, che sono sicuramente necessari, ma chiede di condividere i beni indispensabili per vivere. Zaccheo offre un esempio di conversione dopo l’incontro con Gesù: egli darà la metà dei suoi beni ai poveri. Così anche i Giudei di Gerusalemme, appena ricevono il battesimo, condividono i loro beni perché a nessuno manchi il necessario. Noi cristiani di oggi spesso dimentichiamo che “il Vangelo ci chiede di preoccuparci di condividere ciò che abbiamo in casa, ciò che è nostro, con chi è nel bisogno: allora saremo nella vera purità perché agiremo come puri, retti di cuore” (Enzo Bianchi).
A Giovanni Battista si rivolgono anche alcune categorie specifiche di persone ponendogli la stessa domanda: “Che cosa dobbiamo fare?”.
Ai pubblicani, esattori delle tasse, in combutta con il potere imperiale e frequentatori dei pagani, il Battista non chiede di abbandonare la loro professione, ma di vivere nella giustizia. Questi funzionari, tentati dal sopruso e dalla vessazione finanziaria, sono chiamati a non rubare nel riscuotere le tasse. Ai militari, non chiede di disertare ma di rinunciare alla violenza. Sappiamo quanto è facile cedere alla violenza per chi usa le armi!
Giovanni richiede una conversione che deve concretizzarsi nella vita quotidiana. La sua predicazione genera un clima di grande attesa a tal punto che molti chiedevano se non fosse lui il Cristo, il Messia. Egli risponde con chiarezza: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
Tra i due battesimi c’è continuità ma anche differenza. Entrambi significano spogliazione dell’uomo vecchio segnato dalla logica del peccato e rinascita dell’uomo nuovo, ma il battesimo di Giovanni è solo un’anticipazione di quello definitivo: l’uno è immersione nell’acqua, l’altro nel fuoco dello Spirito Santo. Quest’ultimo battesimo, l’immersione operata da Gesù, è quello che la comunità dei discepoli riceverà nel giorno di Pentecoste (cfr. At 2,1-11), quando sarà resa nuovo popolo di Dio mediante la nuova alleanza, perché la Legge sarà scritta nei cuori (cfr. Ger 31,31-33) e lo Spirito nuovo abiterà un cuore nuovo (cfr. Ez 11,19; 36,26). E proprio perché annuncia questa immersione nel fuoco dello Spirito Santo, Giovanni, in conformità alle Scritture alle quali obbedisce, deve annunciare che il Veniente, Costui che è il più forte, sarà giudice con in mano il ventilabro del giudizio, della separazione tra grano e pula, tra giusti e ingiusti.
Luca conclude il Vangelo di questa Domenica attestando che “con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo”.
Il Battista annuncia la buona notizia di Gesù che, come sappiamo, deluderà le attese perché non sarà quel giudice che Giovanni aveva previsto.
Questa III Domenica di Avvento è chiamata “Gaudete”: rallegratevi, è l’invito che l’apostolo Paolo rivolge ai cristiani di Filippi (Seconda Lettura) “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti […] il Signore è vicino!” (Fil 4, 4-5).
Siamo invitati alla gioia, perché il Signore è venuto, viene continuamente e tornerà in modo definitivo.

Buona Domenica nella gioia del Signore.

✠ Francesco Savino
Vescovo di Cassano

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