A sollevare l’attenzione del governo sulla carenza del farmaco  Plaquenil, l’antimalarico su cui si sono accessi i riflettori per i possibili effetti contro Covid-19, sono i deputati di Fratelli d’Italia Wanda Ferro e Marcello Gemmato, che hanno rivolto una interrogazione al presidente del Consiglio Conte, al ministro della salute Speranza e al ministro della difesa Guerini. “Ormai da quasi un mese – spiegano i deputati di Fratelli d’Italia – l’Azienda Sanofi ha notificato all’Aifa il rischio di carenza per il farmaco Plaquenil, a base di idrossiclorochina, proprio mentre un’associazione di pazienti reumatici manifestava la propria preoccupazione rispetto alla possibile indisponibilità di quantità di farmaco sufficienti a garantire la continuità terapeutica per le indicazioni autorizzate. Di fatto il farmaco Plaquenil non è in carenza, ma la richiesta è talmente elevata – 5 volte il consumo medio storico con un trend in costante crescita – che si verificano indisponibilità presso grossisti e farmacie: se da un lato, infatti, viene solitamente utilizzato per il trattamento di malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la sindrome di Sjogren o il lupus eritematoso sistemico (Les), motivo per cui i pazienti che ‘vivono’ di questo farmaco ne stanno facendo scorte, preoccupati di non riuscire più a trovarlo, dall’altro il boom del Plaquenil è dovuto anche al via libera dato dall’Aifa per il trattamento dei casi meno gravi di infezione da coronavirus. Il risultato è che in pochi giorni il Plaquenil e gli altri farmaci a base di idrossiclorochina sono diventanti merce rara nelle farmacie di tutto il territorio nazionale, con il rischio che persone affette da artrite reumatoide, sindrome di Sjogren o LES rischiano di dover interrompere le terapie”.  I deputati Wanda Ferro e Marcello Gemmato hanno chiesto quindi ai rappresentanti del governo se, accertato il rischio di carenza per il farmaco Plaquenil, non ritengano “di autorizzare lo Stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze alla produzione di farmaci a base di idrossiclorochina, al fine di garantire la continuità terapeutica dei pazienti affetti da patologie di ambito reumatologico già in trattamento cronico con idrossiclorochina e assicurare la disponibilità del farmaco anche per i pazienti con malattia Covid-19, evitando al contempo fenomeni di accaparramento”.

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