«La lotta alla mafie passa dal contrasto alla precarietà: la disoccupazione calabrese è una vergogna di Stato». Così Pino Masciari ha concluso il suo intervento ai 300 studenti di Pedagogia della R-Esistenza che hanno gremito l’University club dell’ateneo di Arcavacata. L’imprenditore calabrese e Testimone di Giustizia ha duramente attaccato il sistema di potere ‘ndranghetista: «La società mafiosa in Calabria rischia di diventare maggioranza se non interveniamo nella struttura sociale della regione.» Masciari ha parlato apertamente di dovere morale alla ribellione: «Non possiamo accettare che nella nostra terra comandino 160 cosche di mafie, secondo il modello della San Luca di Giuseppe Pelle. Non è tollerabile che l’ordine pubblico sia condiviso tra Stato e mafie. Adesso basta. Questa è l’ora della disobbedienza alla ‘ndrangheta». Un’analisi impietosa quella che Masciari ha fatto ai giovani del Corso di laurea in Scienze dell’Educazione: «La nostra terra sta morendo nell’indifferenza del Paese. In Calabria la mafia gestisce segmenti importanti dell’economia. C’è una borghesia fortemente collusa con le famiglie di ‘ndrangheta, a tutti i livelli. La partita del riscatto dobbiamo giocarla dal basso, tutti noi». L’incontro è stato aperto dal docente Unical Giancarlo Costabile, Responsabile del Laboratorio di Pedagogia della R-Esistenza, che ha teorizzato la necessità di un ’68 contro le mafie: «Gli accademici smettano di fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. La nostra funzione a queste latitudini è preparare i giovani alla ribellione morale e civile, e non all’accettazione passiva di tutto questo. Dobbiamo colpire duramente questa pedagogia complice delle mafie, che vive di corruzione, inginocchiatoi, omertà. L’Università torni allo spirito della Rivoluzione sessantottina: dobbiamo servire il Paese e non essere serviti». Il seminario è stato chiuso dagli interventi di Michele Inserra de Il Quotidiano del Sud e Chantal Castiglione dell’Officina della Disobbedienza Lorenzo Milani. Inserra ha insistito sul valore pedagogico della denuncia: «Dobbiamo prendere nettamente le distanze dai comportamenti opachi. Non possiamo più vivere nella zona grigia e accettare la collusione con le mafie come metodo esistenziale. Stiamo desertificando le nostre terre. Non possiamo più accettare di essere governati da questa minoranza di criminali». Chantal Castiglione ha concluso l’iniziativa incentrando la sua riflessione sulla centralità del messaggio costituzionale nella costruzione di una pedagogia dei diritti e delle libertà.

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