Catanzaro, – “I budget assegnati dal Commissario alla sanita’ Massimo Scura alla specialistica ambulatoriale per l’anno 2018, contenuti nel DCA 72/2018 appena pubblicato, con un abbattimento di circa 20 milioni rispetto al 2016, mettono a repentaglio strutture sanitarie storiche della regione e soprattutto rischiano di creare gravi disagi in una popolazione che riesce con difficolta’ ad accedere ad una sanita’ pubblica i cui servizi di diagnostica e di laboratorio sono spesso caratterizzati da inefficienze e lunghi tempi d’attesa”. Lo afferma Wanda Ferro, deputata di Fratelli d’Italia e consigliere regionale. “Di fronte ad una rete sanitaria territoriale ancora lontana dalla possibilita’ di dare risposte concrete alla domanda di salute dei cittadini – aggiunge – non si puo’ pensare di tagliare in maniera indiscriminata le risorse per le prestazioni specialistiche, che vengono ridotte di una cifra stimabile tra il 15 e il 20 per cento. A pagare il prezzo di questa politica ragionieristica sono sempre i cittadini, l’anello debole, che davanti ad un problema di salute si vedranno costretti a pagare di tasca propria per sottoporsi in tempi utili ad un esame diagnostico o ad una visita specialistica, o come spesso avviene valuteranno se rivolgersi anche per la diagnostica nelle strutture del Nord che poi, dopo la diagnosi, li tratterranno con ogni probabilita’ anche per gli eventuali percorsi di cura. Senza contare che determinate prestazioni specialistiche non vengono affatto erogate dalle strutture pubbliche, e pertanto in alcuni casi si costringe il cittadino a pagarsi le cure, quando puo’ permetterselo, o peggio a non curarsi affatto. Anche questo provvedimento del commissario Scura sembra andare in direzione contraria rispetto all’obiettivo di ridurre l’emigrazione sanitaria e quindi la spesa per la mobilita’ passiva che toglie risorse enormi alla sanita’ calabrese per finanziare quella delle regioni del Nord. Basti evidenziare come lo scorso anno circa 60mila ammalati calabresi hanno deciso di curarsi fuori regione, mentre la spesa per l’emigrazione sanitaria e’ arrivata a fare registrare 319 milioni di passivo. In questo scenario il possibile taglio delle risorse per la mobilita’ sanitaria, in discussione nella Conferenza Stato-Regioni – conclude la Ferro – rischia di ricadere sulla concreta possibilita’ di assicurare il diritto alla salute ai cittadini calabresi”.

Indietro