Di seguito una dichiarazione del consigliere regionale Wanda Ferro, candidata alla Camera per Fratelli d’Italia:

L’intervento del sindaco di Vazzano Vincenzo Massa e quello del segretario Cisal Franco Cavallaro, marito della sindaca di Dinami, mi costringono ad alcune precisazioni nell’interesse dei cittadini che rischiano di ricevere informazioni distorte. Al sindaco Massa rispondo innanzitutto che non ho alcun timore di riferire anche alla magistratura le circostanze che ho denunciato, e che ho paragonato ad uno scenario da voto di scambio politico-istituzionale. Io non ho accusato lui né altri di avere interessi illeciti o di aver commesso reati – non ho certo parlato di voto di scambio politico-mafioso! – ma ho denunciato un malcostume politico a cui il nostro territorio è fin troppo abituato. Denunce rispetto alle quali non intendo arretrare di un millimetro. Mi riferisco all’annuncio di finanziamenti ad orologeria da parte della Regione ai Comuni per la depurazione, mi riferisco ai decreti della legge 24 già firmati per i compari e mostrati in bozza ad altri sindaci, mi riferisco all’utilizzo della sanità come fabbrica di consenso, mi riferisco ad enti pubblici utilizzati come uffici di collocamento. Mi dispiace che tanti sindaci, che vivono quotidianamente i problemi del territorio e sono l’interfaccia dello Stato rispetto ai bisogni dei cittadini, debbano essere lasciati in una sorta di precariato finanziario che si allenta soltanto quando, in campagna elettorale, è necessario recuperare consenso.

Ho quindi citato la vicenda della discarica di Sant’Onofrio – cosiddetto eco-distretto – per chiedere motivazioni sulla nomina del sindaco quale consulente del Dipartimento Ambiente per il Piano regionale di gestione dei rifiuti: incarico che gli ha fatto assumere contestualmente il ruolo di controllore e controllato, creando quindi un evidente conflitto di interessi. Che l’azienda amministrata dal primo cittadino di Vazzano sia interessata all’opera, seppure in quanto proprietaria dei terreni come egli stesso precisa, è un fatto, e un interesse imprenditoriale non è un interesse illecito. Peraltro della vicenda si sono ampiamente interessate le cronache politiche locali, e francamente fatico a comprendere cosa ci sia di lesivo dell’immagine del sindaco nel riportare un semplice dato di fatto. In ogni caso ho sempre grande fiducia quando si chiama la magistratura a fare chiarezza, un po’ meno quando questo compito resta affidato alla politica.

Infine al sindacalista Cavallaro, che mi attacca poiché pur senza essere nominato si sente chiamato in causa da un comunicato di Fratelli d’Italia, devo innanzitutto rispondere che in tutta la mia storia amministrativa ho avuto rapporti improntati al massimo rispetto, alla collaborazione e alla stima reciproca con tutte le organizzazioni sindacali. Non ho nulla, quindi, contro la Cisal, i suoi dirigenti e i suoi iscritti, come lui diversamente vorrebbe far credere. In quel comunicato Fratelli d’Italia ha ricordato che io, da amministratrice, non ho avuto timore di denunciare gli errori commessi da chi guidava il governo regionale, anche quando appartenente della mia stessa parte politica. Non si può dire lo stesso di alcuni sindaci che nascondono i problemi per spirito di scuderia o di chi, da ruoli sindacali, si dimostra compiacente nei confronti di chi governa per poi ottenere nomine e prebende. Ciascuno è libero di riconoscersi o meno in queste categorie, ma non certo di identificarsi con un’intera comunità o un intero mondo sindacale. Quanto alla mia presenza sul territorio vibonese, è evidente che non può essere stata assidua in quanto per anni sono stata impegnata nell’azione amministrativa, credo con buoni risultati, nei territori nei quali sono stata eletta dai cittadini. In quegli anni nella provincia di Catanzaro sono stati realizzati musei, parchi, scuole, strade, impianti sportivi, mentre nel territorio vibonese le strade provinciali, che dovrebbero portare i turisti in luoghi di una bellezza impareggiabile, continuano ad essere delle pericolose mulattiere, con la remissiva indulgenza di quegli amministratori che, anziché tutelare gli interessi dei propri concittadini, si prestano ai giochi elettorali di chi con la presenza sul territorio non ha lasciato alcunché alla comunità, ma ha lavorato soltanto per costruire consenso clientelare a sostegno della propria carriera politica.

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