Il presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, sarebbe “uno dei rappresentanti della cosca nell’amministrazione comunale di Cirò Marina”, dove sarebbe diventato sindaco grazie – nel 2006 e nel 2016 – all’appoggio dei clan del Crotonese. È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta “Stige”, condotta dalla Dda di Catanzaro contro le cosche crotonesi Farao-Marincola. La politica, secondo i magistrati antimafia, avrebbe avuto un ruolo centrale. Parrilla si sarebbe seduto sull’ambita poltrona della Provincia anche grazie alle “pressioni ’ndranghetistiche esercitate da Giuseppe Sestito (uno dei plenipotenziari della cosca) e Francesco Tallarico sui consiglieri comunali della Provincia di Crotone, specie su quelli del Comune di Casabona”. A Cirò Marina sono invece finiti in manette anche il vicesindaco Giuseppe Berardi (in consiglio da dieci anni), il presidente del consiglio comunale Giancarlo Fuscaldo, nei guai per la concessione della piscina comunale, l’ex sindaco Roberto Siciliani e il fratello Nevio, già assessore. Succede lo stesso a Strongoli. In questo caso nel mirino finisce il sindaco, Michele Laurenzano. Il suo ruolo è più sfumato rispetto a quello ipotizzato per Parrilla, ma avrebbe fornito “un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo ai componenti dell’associazione”. La redazione del “piano spiagge” avrebbe permesso a una famiglia legata ai clan di mantenere la gestione di un chiosco balneare; tanti, poi, sarebbero i contatti registrati per far appaltare lavori a ditte controllate o indicate dalle cosche. Sono finiti in manette pure il vicesindaco di Casabona, Domenico Cerrelli (con il duplice ruolo di amministratore “docile” e imprenditore disposto a partecipare alla “bacinella” del clan Farao-Marincola), il sindaco di Mandatoriccio, Angelo Donnici (nei guai per una gara d’appalto “sospetta”), il suo vice Filippo Mazza (che ha la delega ai lavori pubblici) e l’ex vicesindaco di San Giovanni in Fiore, Giovanbattista Benincasa.

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