SOVERATO –  Il maltempo che sabato pomeriggio si è abbattuto sulla costa jonica non ha impedito di dare voce alle toccanti testimonianze e ai racconti di resistenza e resilienza di medici, infermieri, operatori sanitari che hanno combattuto, e continuano a sfidare, il Covid 19 negli interminabili mesi del primo lockdown e nella seconda ondata che ha rischiato di spazzare via speranza e futuro. Sul palco del Teatro Comunale di Soverato, nella giornata di studio e di confronto organizzato dal Lions Club Catanzaro Host in collaborazione con la sezione di Soverato della FIDAPA e BPW Italy – sezione di Soverato, si sono susseguite esperienze di solidarietà e di collaborazione che rappresentano un fattore inestimabile di resilienza e offrono la base più solida per una reale ripartenza del Paese. E’ nei pensieri degli infermieri che descrivono i momenti drammatici dell’assistenza continua, che resiste dietro la lenta vestizione, che mostra i segni del dolore e della fatica allo specchio, e le ferite nel cuore per quei capelli bianchi che scompaiono nel vuoto di un corridoio senza il calore di un addio. Lo raccontano senza mostrare il viso perché in chi li ascolta vogliono essere gli occhi commossi e il viso provato di tutti gli infermieri che hanno prestato senza sosta la propria professionalità e il proprio cuore per salvare vite, lottando contro il tempo. Dopo i saluti di Giuseppe Iannello, Past Governatore Lions Club Distretto 108 Ya, i moderatori del dibattito – Pietro Maglio dell’Azienda Pugliese-Ciaccio, e Catia Urzino, segretaria del Lions Club Squillace Cassiodoro e Fidapa Soverato – hanno introdotto l’intervento  del dottor Giuseppe Raiola, direttore dell’unità operativa di Pediatria dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e presidente Zona 23 Lions Club Catanzaro, che ha relazionato sugli effetti della pandemia sui giovani e sulle loro famiglie.  “Con il trascorrere dei mesi – ha rilevato Raiola – l’emergenza sanitaria si è trasformata in un’emergenza sociale con milioni di persone che hanno perso il posto di lavoro. La pandemia si è drammaticamente rivelata un acceleratore di disuguaglianze. Aumenta la povertà nelle famiglie, soprattutto in quelle dove sono presenti due o più figli. Il Covid 19 ha aumentato l’insicurezza del pasto, in quanto si è assistito ad una alterazione del regime alimentare nelle famiglie italiane. Ci sono famiglie che non hanno un pasto da dare ai propri figli e ci sono nuclei familiari che devono ricorrere al cosiddetto cibo-spazzatura, alimenti a basso costo estremamente scadenti dal punto di vista qualitativo che vengono consumati in un periodo in cui era impedito muoversi causando una aumento considerevole dell’obesità”. Come coordinare le attività sanitarie e la solidarietà in ambito ospedaliero in un contesto eccezionale che ha messo sotto pressione le strutture? A discuterne sono stati il dottor Gianluca Raffaele e la dottoressa Rosa Costantino della Direzione medica di Presidio dell’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” trasferendo alla platea le emozioni vissute in prima linea contro un nemico inizialmente sconosciuto. La realizzazione dei percorsi Covid come momento saliente dalla gestione intra-ospedaliera, le difficoltà per reperire i dispositivi di protezione individuale. Il lavoro dei sanitari del “Pugliese-Ciaccio” e il forte spirito di collaborazione tra i vari livelli e i diversi reparti dell’hub del capoluogo di regione, ha permesso non solo di dare assistenza ai degenti della città e della provincia di Catanzaro ma anche di accogliere pazienti provenienti dalle altre province della Calabria.  Dopo le relazioni di Raffaele e Costantino è stata la volta del dottor Francesco Quintieri del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale “Pugliese-Ciaccio” che ha riferito di aver effettuato il primo ricovero per Covid registrato al presidio di Catanzaro, il 4 marzo del 2020. “Noi medici senza gli infermieri non siamo nulla”, ha affermato Quintieri rimarcando il ruolo fondamentale sotto ogni profilo, a cominciare da quello umano, che hanno svolto gli infermieri e gli operatori sanitari del nosocomio catanzarese. Mentre il dottor Pasquale Minchella ha concentrato il proprio intervento su cosa significa lavorare ogni giorno, con grande determinazione e coraggio, “senza luci della ribalta”.  Ma è stato sicuramente il momento introdotto dalla coordinatrice del personale infermieristico  Anna Maria Condito, sempre dell’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio”, il più emotivamente coinvolgente. “Abbiamo imparato tutti che il nostro sistema sanitario deve migliorare- ha affermato prima di passare la parola agli infermieri – deve garantire una maggiore attenzione verso la prevenzione, serve un incremento della forza lavoro: deve essere abbandonata la concezione economicistica della gestione. Speriamo che chi ci governa abbia imparato la lezione”. “Siamo umani perché abbiamo paura, soffriamo, e poi ci rialziamo – si sente dire da un infermiere da dietro il grande telo che si staglia sul palco del “Comunale” -. Non siamo eroi ma siamo quelli che sanno stare nelle situazioni anche quando sconvolgono la vita, la tua vita. Ecco è con questo pensiero vado avanti”. “Ogni mattina davanti allo specchio che mostra sul volto i segni della sofferenza del giorno precedente mi guardo – racconta un altro – e mi sento orgoglioso e onorato di far parte di un mondo non di angeli, non di eroi, ma di infermieri”. E sono stati tanti e in prima linea gli infermieri che quando non riuscivano a comunicare per via dei guanti, dei camici, delle doppie mascherine tante volte stendevano una stretta di mano “per far capire che noi restiamo con loro e siamo lì”. Si ricorda il rito della vestizione con gesti lenti, per poi arrivare nelle stanze “con gli occhi lucidi di stanchezza e pianto, respiri faticosi che ti cercano, il mondo fuori non esiste più. Parole che cercano di colmare il vuoto”. Il racconto delle “ferite dell’anima” prende alla gola, e sembra proprio di vederli tutti questi occhi che “hanno visto la paura negli altri occhi, attimi di terrore in cui ogni secondo segna il confine tra la vita e la morte. Porte chiuse dietro alle quali respira un cuore”.  Le conclusioni sono state affidate ad Antonio Scarpino, presidente del Lions Club Catanzaro Host che ha offerto una testimonianza sul lavoro svolto dai medici e dai volontari del Club in seguito al protocollo d’intesa siglato tra il sodalizio e il commissario straordinario del “Pugliese-Ciaccio” Francesco Procopio, che purtroppo non ha potuto partecipare al convegno proprio a causa del maltempo. “Il volontariato svolto durante la pandemia è stato inteso nella sua vera essenza, quella di dare un supporto a chi ha bisogno – ha affermato Scarpino -. Vorrei sottolineare lo sforzo dell’ospedale ‘Pugliese-Ciaccio’ nella fase cruciale della campagna vaccinale, senza dubbio encomiabile. Mentre gli hub vaccinali nascevano per questo scopo e quindi con strutture, mezzi e personale adeguato, nell’ambito della struttura ospedaliera si son dovuti utilizzare spazi condivisi con altri reparti e personale già impegnato in altri servizi. Ciò tuttavia non ha impedito, e timidamente dico anche grazie al nostro aiuto, di vaccinare nel periodo marzo-giugno circa 19mila persone. Abbiamo avuto il piacere di porgere il nostro aiuto, quotidianamente, alle persone in difficoltà ed abbiamo dato un nome al nostro operato che rimarrà impresso nella mente di tutti in quanto tutti quanti ci hanno ringraziato e regalato un sorriso, tutti hanno avuto modo di sapere che dove c’è un bisogno c’è un Lions”. All’evento hanno partecipato numerosi club service del territorio (Lions International X Circoscrizione, Zona 22, Zona 23, Zona 24) e il Lions Club International Distretto 108 Ya.

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