“Cultural talk” sul brigantaggio in Calabria dopo l’Unità d’Italia, tra storia, leggenda e arte. Si è tenuto con successo ad Amaroni, appuntamento conclusivo del cartellone “E…state ad Amaroni”, il progetto finanziato dalla Regione Calabria, che concorre al rafforzamento dell’offerta turistica e culturale del territorio. Un’occasione per compiere un viaggio culturale nella memoria storica e nella propria identità di popolo calabrese. Moderato dal giornalista Ugo Floro, il convegno ha visto protagonisti il prof. Enzo Ciconte, storico e scrittore calabrese, docente di Storia delle Mafie all’Università di Pavia; Massimo Lagrotteria, artista di origini amaronesi, autore di otto dipinti olio su tela tra il brigantaggio e la Magna Graecia; il regista modenese Federico Baracchi, curatore della mostra che ricorre alla fabula per generare questo seducente incontro tra briganti, brigantesse ed eroi ellenici. Il sindaco Gino Ruggiero, nel suo indirizzo di saluto, ha ricordato la forte influenza del brigantaggio nella zona delle Pre Serre, di cui fa parte il territorio amaronese. Ciconte ha puntualizzato che la verità storica sul brigantaggio, lungi dall’essere un fenomeno delinquenziale tout court, richiede il superamento del pregiudizio che ancora oggi caratterizza la figura del brigante: delinquente, rozzo, assassino. Un’immagine che deve essere assolutamente riabilitata, perché ritagliata sui fatti del periodo post-unitario, quando l’attività reazionaria era condotta contro i piemontesi. Una descrizione errata o verità parziale, secondo Ciconte, che dichiara la sua passione e il suo interesse, sin da giovane, per il cosiddetto ribellismo calabrese. Nella sua lezione, lo storico ha ripercorso le origini del brigantaggio nella nostra regione. «I briganti – ha sottolineato – non nascono con l’Unità d’Italia; sono nati, con questa terminologia, durante il periodo dell’occupazione francese 1806-1816. L’episodio scatenante in Calabria fu l’azione di violenza dei soldati in danno delle donne di Soveria Mannelli, dov’era di stanza una truppa di francesi. L’azione reazionaria pre–unitaria del popolo calabrese, fortemente cattolico, è da rinvenire anche nelle razzie compiute nelle chiese, oltraggiate nella loro sacralità, spogliate dei beni e occupate dai francesi per farne luoghi di ricovero per soldati, cavalli e armi. La grande questione alla base del ribellismo è la terra, le immense proprietà improduttive che i contadini volevano dissodare e coltivare per sfamare le loro famiglie; una questione sociale, la terra, per la cui risoluzione da parte dei francesi i contadini nutrivano grandi aspettative, rimaste disattese. La disfatta dei francesi per opera dei contadini sulle montagne del Pollino, ha contribuito a diffondere in tutta Europa l’immagine di un calabrese fiero, coraggioso e astuto. Con l’Unità d’Italia la figura del brigante muta poiché la condotta reazionaria non è più contro lo straniero (i francesi), ma contro i piemontesi. L’immagine del calabrese, dunque, cambia secondo la congiuntura politica». Ciconte si è soffermato anche su altri aspetti: mafiosi e briganti abitano contrade e paesi diversi, da inizio ‘800 e sino all’Unità d’Italia laddove si diffonde il brigantaggio non è presente la ‘ndrangheta. Il ribellismo è tipico dell’entroterra, non delle città, non delle zone marine; la questione sociale nasce nelle zone interne, a forte vocazione rurale, ed è incontrovertibile il collegamento con il fenomeno del brigantaggio. Nel 1870 il Governo proclama la fine del brigantaggio, certamente di quello militare, ma le questioni sociali sottese al fenomeno proseguono fino al 1950, anno della riforma agraria; guarda caso, dalle zone del brigantaggio si sviluppano i forti processi migratori e riprendono le lotte contadine. Esiste, dunque, una corrispondenza di luoghi tra brigantaggio, emigrazione e lotte contadine. L’artista Massimo Lagrotteria è l’autore dei dipinti, riprodotti a cura dell’amministrazione comunale nelle installazioni artistiche che si snodano nel centro storico cittadino (‘a Rughicedha e via Indipendenza), creando una mostra permanente. Il progetto artistico sul brigantaggio matura in un periodo in cui l’artista lavora molto sull’arte classica: l’idea è creare un legame tra il periodo della Magna Graecia in Calabria, le bellissime figure ritratte quali la testa di Basilea, il profilo dei Bronzi di Riace, l’amazzone ferita, Milone da Crotone e i personaggi legati al periodo del brigantaggio. Intorno al progetto è stata costruita una favola, grazie alla collaborazione con il regista Federico Baracchi che ne ha spiegato la genesi e le fasi di realizzazione partendo dal concetto di gioco. Il regista ha richiamato il concetto di falsificazione, tema da lui trattato durante un evento collaterale al Festival Filosofia che si svolge tra Modena, Carpi e Sassuolo, con l’invenzione di una “bio pic” su un artista inesistente. Il gioco ha funzionato tanto da rendere credibile agli spettatori la storia raccontata. Il meccanismo della fabula inventata è stato mutuato per l’evento di Amaroni creando un file rouge tra il mondo ellenico e il brigantaggio in Calabria; partendo dalle opere pittoriche si immagina l’artista Lagrotteria imbattersi in materiale d’archivio piuttosto curioso: i diari della latitanza di alcuni briganti realmente esistiti, custoditi in un archivio storico inesistente, in cui briganti e brigantesse si paragonavano ai miti dell’antichità. L’evento si è concluso con un altro momento culturale di particolare impatto emotivo: “Quarantotto”, l’opera teatrale inedita scritta da Franco Corapi, interpretata dagli attori di teatro e cinema Claudia Olivadese e Vincenzo Lazzaro della Cooperativa Edizione Straordinaria di Catanzaro. Uno squarcio di luce nel buio in un’epoca che spesso la storiografia enfatica dell’Unità d’Italia nasconde e rigetta; il travaglio dei “cafoni” meridionali al tramonto dell’oppressione borbonica e all’alba di quella sabauda. In pieno brigantaggio, fenomeno con il quale gli italiani non riescono a fare i conti nonostante siano trascorsi due secoli, viene calata la storia semplice ma al contempo emblematica di Maria Oliverio e Pietro Monaco, brigantessa e brigante della Presila, educati ad ammazzare per un destino che dell’amore e della pace ha nascosto loro tutti i profumi e le fragranze, mostrandone solo l’insignificanza. “Quarantotto” è l’antonomasia della baraonda e del sommovimento, dove i colpi di accetta con cui lei, Ciccilla per i posteri, finisce la sorella la proiettano verso una nuova vita di violenza, rivoluzione e fuga. Al tormento di una sopravvivenza di ingiustizie subite, Ciccilla decide di sostituire quello di una sopravvivenza di ingiustizie inflitte. In una terra, la Calabria, nella quale allora, come oggi, il ricco sta dalla parte della ragione e il povero dalla parte del torto.

Carmela Commodaro

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