Compie un anno di attività la casa di riposo San Giovanni Paolo II di Squillace, gestita dall’associazione “Carità e amore” Onlus, con sede legale a San Pietro Apostolo. L’intenzione era di organizzare due feste, una con i pazienti e i loro parenti e l’altra con le autorità, ma per l’emergenza Covid si è optato per una celebrazione eucaristica all’interno della struttura con i soli ospiti. La casa di riposo è sita in viale Fuori Le Porte in un immobile di proprietà dell’arcidiocesi, che accoglie indigenti, anziani, persone con disabilità. Ospitati in ambienti accoglienti, la loro giornata è organizzata con varie attività: ludiche, con laboratori (cucina, ceramica, vetro, attività manuali), ecc. per fare in modo che gli ospiti siano sempre attivi. Durante l’anno si organizzano molte feste per ogni avvenimento periodico. Di pertinenza alla struttura vi è un giardino in cui si pratica l’ortoterapia e dove i pazienti si dilettano a piantare ortaggi vari. «Diamo la possibilità ai nostri ospiti – afferma la psicologa Giulia Bruni che presta servizio nella struttura – di interagire fra di loro, anche con attività motorie, con l’apporto della fisioterapista. Nel luglio 2020, dopo l’apertura ufficiale della struttura, abbiamo accolto pazienti già guariti dal Covid provenienti da altre strutture e abbiamo dovuto affrontare il problema psicologico di chi aveva visto morire i propri compagni». Significativo è il racconto che ci ha fatto Francesca, una ospite della struttura, la quale parla di «esperienza drammatica perché quando siamo stati ricoverati al Policlinico di Germaneto sentivo morire i miei amici. Siamo stati accolti benissimo nel reparto del professor Torti che ci ha curato con professionalità insieme a tutto il suo personale che ci ha risollevato psicologicamente e fisicamente». «Siamo arrivati con il Covid – dice Francesca – e io personalmente ero molto arrabbiata perché nella struttura dove eravamo prima non avevamo visto i nostri parenti da circa due mesi e non ci spiegavamo il perché avessimo contratto il Covid. Per quanto mi riguarda non sono d’accordo con i no-vax perché ho voglia di vivere e non sanno che significa perdere amici e parenti con questa malattia. Quando sono stata accolta dalla struttura di Squillace mi sono sentita veramente a casa: al nostro arrivo c’erano ad accoglierci la presidente Rosa Mazza, il dottor Marco Sala e Francesca Viscomi, Francesca Pingitore, Jessica Pungillo, Noemi Candeliere, Giulia Bruni e il sindaco e vicesindaco di Vallefiorita». L’apertura delle case di cura dell’associazione “Carità e amore” nasce dall’esperienza personale della presidente Rosa Mazza. I suoi collaboratori li definisce “l’esercito dei miei angeli”. «La prima casa con la quale abbiamo iniziato questo percorso – racconta la presidente – era un’abitazione civile di San Pietro Apostolo, dove vi era l’emergenza relativa ad un disagio familiare del posto. Parlo del 30 giugno 1988. Da questa esperienza è nata l’associazione, che ha ispirazione cristiana, sostenuta da una enorme generosità da ogni parte. Le richieste d’aiuto, intanto, aumentavano giorno per giorno, per cui decidemmo di iniziare a pensare ad una struttura vera e propria. La prima pietra della prima casa di cura è stata posta il 9 ottobre 1992, alla presenza del vescovo di Lamezia Terme mons. Vincenzo Rimedio, mio propulsore spirituale, e del presidente della Regione dell’epoca Guido Rhodio. Era un terreno di 3 mila metri quadri donato in beneficenza. Per la realizzazione della struttura devo ringraziare gli architetti Angelo Alcaro e Teresa Gualtieri che non hanno preso un euro per la progettazione; muratori e operai che hanno lavorato gratis; tante persone che hanno contribuito». Nel corso degli anni la presidente Mazza è stata sostenuta da tantissime persone. «Nel 2017 – aggiunge – il 13 maggio, mi è stato proposto di aprire una struttura a Carlopoli dove venivano accolti donne vittime di violenza, senzatetto, famiglie con gravi disagi. Le leggi in vigore ci hanno impedito di attivare uno Sprar per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. La casa d’accoglienza di Carlopoli continua ad essere attiva come casa per anziani. Nel 2020, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Vincenzo Bertolone mi ha proposto di gestire la nuova struttura di Squillace, dove ho trovato persone disponibili, ad incominciare dal commissario prefettizio Belpanno, l’attuale sindaco Pasquale Muccari, la dottoressa Fiorenza e il capo dei vigili Franco Polito, per continuare con il sindaco di Vallefiorita Salvatore Megna, Giovanni Bruno ed Emilia Cutullè, oltre al Comune di Soverato che ci ha dato l’autorizzazione per l’avvio delle attività. Quest’anno abbiamo lanciato un progetto con l’Università Magna Graecia e il Comune di San Pietro Apostolo: un nuovo percorso che ci darà la possibilità di avviare oratori per ragazzi e giovani sull’esempio degli oratori salesiani e di Maria Ausiliatrice».

Carmela Commodaro

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