Partecipata assemblea pubblica promossa dal gruppo consiliare d’opposizione “Liberamente” con gli interventi di Wwf Calabria e Italia Nostra Catanzaro

Fermare la “devastazione del territorio” con un deciso “no” all’ennesimo, “inutile parco eolico” sulle montagne delle Preserre. Una forte mobilitazione, in tal senso, è scattata a San Vito sullo Ionio, in provincia di Catanzaro, su iniziativa del gruppo consiliare di opposizione “Liberamente”. Azione di contestazione diretta nei confronti dell’amministrazione comunale che, di recente, ha deliberato il taglio di 750 alberi per fare posto agli impianti dell’elettrodotto. Cittadini e associazioni si sono schierati, numerosi, per il blocco del progetto, appoggiando “Liberamente” nella sua battaglia di tutela ambientale. A dare man  forte al sodalizio sono scesi in campo anche l’avvocato Angelo Calzone, delegato regionale del Wwf in Calabria, e l’architetto Walter Fratto, di Italia Nostra Catanzaro, relatori di una partecipata assemblea pubblica che si è tenuta venerdì 23 luglio nel largo della Filanda. “Il futuro dell’energia da vento: tra miraggi, promesse e verità” il tema dell’incontro, introdotto da una dura analisi del giornalista Francesco Pungitore sul “business” dell’eolico in Calabria, ricostruita sulla base delle tante inchieste giudiziarie degli ultimi quindici anni. In evidenza, con riferimento specifico al “caso” San Vito, le tante criticità di una vicenda sulla quale, da quanto emerso nel corso del convegno, tutti gli enti coinvolti, a partire dalla Regione Calabria, sembrano avere quantomeno “le idee poco chiare”. “Convenzioni lacunose, termini scaduti e autorizzazioni inefficaci” le problematiche sollevate dall’avvocato Calzone che ha già potuto vagliare approfonditamente tutti gli atti del procedimento ed ha sollevato “seri dubbi” sulla reale fattibilità dell’opera. L’architetto Fratto, dal canto suo, nel sottolineare “i rischi di un impatto così pesante su biodiversità, flora, fauna, falde acquifere e assetto idrogeologico”, ha evidenziato le ricadute “pressoché nulle” per la collettività, sia in termini occupazionali che di eventuali royalties per le casse comunali. Un parco, dunque, “inutile e dannoso” per come rilevato dai consiglieri comunali di “Liberamente” Francesca Savari e Gianfranco Macrì e dal componente del direttivo dello stesso movimento politico Cristoforo Tassone. E’ seguito un lungo e animato dibattito che ha registrato, tra gli altri, gli interventi di una nutrita rappresentanza di “Calabria resistente e solidale” e dello stesso sindaco di San Vito, Antonio Tino, che non si è sottratto al confronto, fornendo la sua versione dei fatti. Il primo cittadino ha puntualizzato, in particolare, la sua sostanziale estraneità all’iter d’avvio di un progetto di cui si rilevano le prime tracce nel lontano 1996 ed ha rivendicato l’impegno della sua maggioranza affinché il preannunciato taglio boschivo sia comunque “risarcito” con nuove piantumazioni in altre aree del paese. Argomentazioni (inclusa quella dei soldi già eventualmente incassati dall’ente che andrebbero, poi, restituiti con  inevitabili conseguenze per gli equilibri di bilancio comunali) che non hanno convinto i promotori dell’iniziativa, pronti a nuove forme di lotta politica e di protesta civile. In fase d’avvio c’è, peraltro, la costituzione di un vasto comitato comprensoriale, da Petrizzi a Cardinale, da Chiaravalle a Serra San Bruno, “per fare fronte comune contro il progetto del parco eolico a San Vito e impedire che il continuo proliferare di pale eoliche sui rilievi collinari e montani vada a fare scempio anche degli ultimi spazi di natura incontaminata e selvaggia dell’entroterra jonico”.

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