Si è svolta stamane, nella basilica cattedrale di Squillace, la sessione di chiusura dell’inchiesta diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. Alla cerimonia, presieduta dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace mons. Vincenzo Bertolone, hanno preso parte, tra gli altri, Padre Pasquale Pitari, giudice delegato episcopale, don Stephen Achilihu, promotore di giustizia, e don Davide Riggio, notaio. Il primo dei testimoni ascoltati dal tribunale istituto dall’arcivescovo è stato Mons. Antonio Cantisani, autore di ben sei volumi sul Servo di Dio. «A lui – ha detto padre Pitari – va il nostro grazie filiale e devoto. Dal cielo oggi gioisce con noi. Un particolare grazie va a Don Antonio Tarzia e all’onorevole Guido Rhodio, nostri sostenitori entusiasti. Abbiamo fiducia che anche questa Causa, l’ottava della Arcidiocesi, riceva dalla Congregazione, dopo l’esame degli Atti, il Decreto di validità, come lo hanno avuto le sette Cause precedenti e i due miracoli approvati delle nostre prossime Beate, Mariantonia Samà e Nuccia Tolomeo. Qual è l’importanza della testimonianza del Servo di Dio Cassiodoro, nel passato e nel presente, per la Chiesa e la società? Tento di offrire una risposta. La figura del Servo di Dio è emersa per quindici secoli, nella memoria storica, nella letteratura, nell’arte, come anche nelle raffigurazioni della Concattedrale di Squillace, in tutta la sua statura morale ed ecclesiale, come laico esemplare che ha vissuto e annunciato con la coerenza della vita la sua fede in Cristo e nel Vangelo, accompagnando l’annuncio con un solerte e fecondo impegno speculativo e organizzativo di vita monastica.  Dopo essere stato primo ministro alla corte del re ostrogoto Teodorico a Ravenna, ha vissuto le ultime tre decadi della vita nella sua Squillace, operando per la pacificazione tra le due culture romano-gotica e greca; qui ha avviato e curato due cenobi, il Vivariense e il Castrense, in cui, oltre la preghiera e la vita caritativa, molto risalto aveva la cura della Parola di Dio e della Liturgia, e la trascrizione delle opere letterarie dei Padri e della cultura classica, anche pagana.  La vita, le virtù, la spiritualità e le opere del Servo di Dio hanno riscosso nel passato ed anche nel presente tanta attenzione, da parte delle Università e della Chiesa, che ne utilizza brani nella Liturgia delle Ore riformata, a seguito del Concilio Ecumenico Vaticano II. Papa San Giovanni Paolo II ha indicato Cassiodoro come figura esemplare nella sua visita a Catanzaro il 6 agosto 1984. Papa Benedetto XVI si è soffermato su Cassiodoro nella catechesi del mercoledì 12 marzo 2008.  Nel passato, vari sono stati i riferimenti letterari a Cassiodoro, chiamato beatus, sanctus, doctor, certamente per i suoi scritti di alta levatura spirituale, dai quali si ricavano pure notizie della sua vita ascetica, della pratica delle virtù teologali della fede, della carità e della speranza, delle virtù cardinali e umane.  Il culto pubblico è stato nel passato e nel presente soprattutto nella sua Squillace, dove la sua effigie, vestito da monaco, è presente nel mosaico dell’abside della Cattedrale accanto alla Madonna Assunta, in un altro mosaico e nella cappella del Crocifisso. All’inizio del secolo scorso la sua figura era presente in un affresco sul lato destro della stessa Cattedrale, in abiti monastici. Nel passato il culto privilegiava il cognome del Servo di Dio “Senatore”, con l’idioma dialettale “Sansinato”, ancora oggi diffuso nella toponomastica della nostra Arcidiocesi. Forse non tutti sanno che la galleria alle porte di Catanzaro porta il suo nome. La tomba del Servo di Dio, morto nel cenobio di Vivarium, con tutta probabilità era quella, ancora oggi visibile, accanto ai ruderi dell’abside della chiesa di San Martino, che era la chiesa del Vivarium. Purtroppo i terremoti, l’usura del tempo e i predoni delle cose antiche hanno limitato la lettura dei segni e dei graffiti incisi dai pellegrini che accorrevano in quei luoghi. Gli studiosi continuano le loro ricerche. La spiritualità del Servo di Dio, essenzialmente cristocentrica, è chiara e sempre attuale nelle sue opere spirituali: l’Expositio Psalmorum, il De anima e le Institutiones. Rivolgendosi a Cristo, Cassiodoro ha scritto: “Te autem amare, salvari; formidare, gaudere; invenire, crevisse; amisisse perire est”, «amarti è essere salvati; temerti è godere; trovarti è crescere in grandezza; perderti è morire» (De anima, 13, Oratio Cassiodori). Bastano queste parole per apprezzare e riconoscere la santità di questa anima bella, tutta di Cristo».
Carmela Commodaro

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