“Prestazioni risultate superiori a quelle previste, anche fino a 92 ore settimanali a fronte delle 40, con punte di 14 ore giornaliere e svolte anche in violazione della disciplina del riposo settimanale e delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro. Senza servizi igienici, senza un luogo per la consumazione dei pasti, senza dpi e con retribuzioni sproporzionate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Crotone che ha portato all’arresto di un commerciante di 39 anni è davvero allarmante, e nello stesso tempo inquietante, perché avviene in un contesto sociale ed economico ulteriormente peggiorato dalle conseguenze della pandemia”. E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL Area Vasta di Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese. “Non possiamo rimanere immobili davanti all’arroganza di certa imprenditoria concentrata su guadagni facili a discapito dei lavoratori, che sceglie di competere sul mercato attraverso il dumping contrattuale e la concorrenza sleale, scaricando sugli uomini e le donne che cercano di portare a casa il pane per la propria famiglia, il contenimento dei costi e l’aumento dei margini di profitto – afferma ancora il segretario Scalese -. Alle pratiche di sfruttamento vanno contrapposti sempre i diritti dei lavoratori, in ogni settore. Per questo sollecitiamo gli Enti preposti e le istituzioni competenti ad intervenire con azioni concrete, supportate dalla normativa vigente, per attuare misure di contrasto al caporalato ed allo sfruttamento lavorativo. L’incremento della soglia di povertà, lo stato di necessità esasperato dalla pandemia non possono giustificare fenomeni di mortificazione sociale, su cui trova terreno fertile la criminalità organizzata. E’ nostro dovere denunciare ogni forma di sfruttamento e garantire una fattiva collaborazione contrastare e prevenire”.

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