Una donna sarebbe stata vittima di aggressione omofoba a Vallefiorita. È quanto trapela da alcune indiscrezioni e da comunicati di partiti e associazioni sulla vicenda. Secondo quanto reso noto da Arcigay “I due mari”, lo scorso 20 maggio, la donna, che vive a Vallefiorita, è stata prima insultata da un vicino di casa e poi è stata aggredita. Secondo il racconto di Arcigay,«la donna era sul balcone a fumare una sigaretta quando ha sentito gli insulti proferiti dal vicino di casa “lesbica, ti dovrebbero ammazzare! La donna è quindi scesa al piano dove risiede l’uomo ed è stata colpita da una testata. La donna era al telefono con la fidanzata, non residente in Calabria, che ha udito nitidamente gli insulti e la richiesta di aiuto della sua compagna durante l’aggressione». La donna ha poi contattato il 112 ed è stata raggiunta da una pattuglia dei Carabinieri. Il comitato Arcigay si appell al sindaco di Vallefiorita, «affinché faccia il possibile per tutelare la donna: ora più che mai ha bisogno del sostegno di tutte le figure che sono a garanzia delle norme presenti sulla nostra Costituzione, in attesa che il disegno di legge Zan possa essere definitivamente approvato. A tal proposito, riscontriamo l’ennesimo caso in cui il ddl in questione sarebbe stato fondamentale per fronteggiare queste gravi violazioni di diritti umani». Sulla vicenda ha preso posizione anche il Partito della Rifondazione Comunista di Livorno, della Toscana e della Calabria, poiché l’amica della donna di Vallefiorita è una militante e iscritta a tale partito. Per Rifondazione, «è imperativo approvare al più presto il ddl Zan, non perché sia perfetto o perché capace di evitare che episodi del genere non accadano più, ma per dare un segno di mutamento culturale e di rispetto in tutti i comuni d’Italia, ma sopratutto affinché tutti i cittadini e cittadine di qualsiasi orientamento sessuale o identità di genere possano sentirsi cittadini tutelati dallo Stato a tutti gli effetti ed al pari di chi ancora si permette di aggredire e gridare “lesbica schifosa” pensando che questo sia normale o peggio giustificabile».

Carmela Commodaro

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