In Italia abbiamo scoperto ‘le affermative actions’ con quarant’anni di ritardo sugli USA, la prima legge risale al 1991.
Il rischio di proseguire su questa strada per inerzia, magari perché Trendy, perché di questi tempi i Governi sfoggiano ogni posizione femminile come una medaglia al valore.
Intervenire con una Legge quando si discute di parità di Genere è un fatto positivo, purché non diventi una regola perenne, impermeabile rispetto alle situazioni e alle stagioni della Storia.
Purché non sia una regola di ferro, senza flessibilità, senza capacità d’adattamento ai casi della vita.
Perché la regola in questione venga applicata gradualmente evitando d’innescare effetti troppo dirompenti.
Come mostra l’esperienza nordamericana, in sostanza le leve d’intervento sono due: Goals e Quotas. La prima leva attribuisce un bonus, un premio, un punteggio più elevato alle donne, ai neri, o comunque ai membri della categoria svantaggiata; però senza compromettere il diritto di ogni candidato a concorrere per tutti i posti disponibili, quindi senza prefigurare l’esito della competizione. In breve, essa determina un eguaglianza nei punti di partenza non sulla linea del traguardo. Invece il sistema delle quote punta su una riserva rigida dei posti disponibili destinandone una frazione (un quarto, un terzo, la metà) alla categoria protetta; qui l’eguaglianza  si determina perciò all’arrivo, non all’inizio della corsa. Evidentemente, solo il primo strumento è compatibile con i principi liberali, colpiti nelle Costituzioni di tutto l’Occidente; ma la politica  italiana si è innamorata del secondo. Deformando la parità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive (sancita dall’art.51 della Costituzione italiana), ‘che rappresenta una delle tante modifiche costituzionali introdotte dal testo elaborato dall’Assemblea Costituente di cui non se ne conoscono fin in fondo gli effetti tante volte distorsivi prodotti’.
Questa modifica dell’art.51 della Costituzione italiana protegge la possibilità, non il diritto ad ottenere quel particolare posto in palio. E deformando altresì lo stesso concetto di rappresentanza, piegato alla nozione sociologica della rappresentanza-specchio, per cui solo una donna può rappresentare un’altra donna, così come soltanto un operaio può rappresentare gli operai. Molto spesso nel nostro Paese quando si procede ad introdurre delle Riforme non si fa tesoro delle esperienze comparative di altre democrazie consolidate ma si procede soltanto per cercare di ritagliarsi un ruolo di ‘Riformisti’ slegati dalla necessità di produrre effetti logici rispetto a conseguenze di retroguardia.

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