Riceviamo e pubblichiamo .Condividiamo e sosteniamo la protesta dei sindacati minoritari della Polizia di Stato.Ettore Allotta Segretario Generale Provinciale P.N.F.D sindacato dei poliziotti ,si esprime con rigore e severità durezza: “si tratta di una scelta sciagurata e intollerabile volta, praticamente, a sigillare la bocca alle rappresentanze sindacali minoritarie e alle loro rivendicazioni”. Continua Allotta: “Risalgono alla costituzione del movimento per la riforma della polizia il fatto che i difensori dell’ordine potessero liberamente, alla stregua di ogni comune cittadino, manifestare il proprio pensiero secondo il dettato costituzionale”. Quanto portato avanti, continua Ettore Allotta, è una giusta battaglia per la dignità, la rispettabilità e il decoro dei lavoratori di esclusiva e incondizionata importanza: “prima di essere poliziotti siamo cittadini e quindi titolari di ogni diritto così come quello previsto dall’art. 39 della Costituzione il quale garantisce la libertà di associazione”. E per tali motivi abbiamo  ritenuto fosse importante e doveroso darne tempestiva informazione a: Al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario; Al Ministro per la Pubblica Amministrazione On. Prof. Renato BRUNETTA;Al Ministro dell’Interno Pref. Luciana LAMORGESE;Al Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Lamberto GIANNINI.- llustrissime Autorità tutte, non possiamo non rappresentare la nostra forte inquietudine in merito ad alcuni documenti pubblicizzati su alcuni siti web di proprietà di sindacati maggioritari della Polizia di Stato, nonché riguardo una sorta di “bozza anonima ed impersonale ” trasmessa a tutte le OO.SS. della Polizia di Stato, escluse quelle con minore rappresentatività, nelle quali si sono paventate delle rivisitazioni normative molto restrittive delle rappresentanze sindacali e delle relazioni sindacali più in generale. Contestualmente, hanno avuto risonanza le rivendicazioni propagandate da alcuni sindacati maggiormente rappresentativi, con la pubblicazione di “pseudo piattaforme contrattuali” unilaterali, veicolate in particolare da due sindacati maggioritari. Ciò costituisce il primo passo verso un becero tentativo di disarticolare le organizzazioni minoritarie. La prima posizione, rivendicata nella delibera di alcuni mesi fa (17/12/2020), che recita: “ Appare evidente quindi che queste due sigle, che chiedono la modifica delle relazioni sindacali all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, mirano ad eliminare con un colpo di spugna, la libertà di associazione, non solo attraverso l’introduzione del così detto “codice unico” ma soprattutto attraverso l’utilizzo improprio, dell’imminente tavolo negoziale del contratto di Sindacati di Polizia Pagina 2 lavoro come strumento di negoziazione, mostrando come improcrastinabile la restrizione dell’art 35 dell’A.N.Q. vigente, imponendo la limitazione dell’esercizio individuale del sindacato. “ Emblematici i concetti espressi nella piattaforma sindacale per il rinnovo CCNL 2020-2021 che recitano testualmente: Per quanto brevemente esposto, riteniamo che in questo rinnovo contrattuale la discussione sulla parte normativa non possa essere ulteriormente rinviata e non potrà prescindere da una profonda riforma di norme superate e “male interpretate”, soprattutto in tema di relazioni sindacali e della funzione degli uffici preposti a gestirle, sia nel livello centrale che nelle articolazioni provinciali delle Questure e dei Compartimenti delle specialità della Polizia di Stato.” E’ ineludibile che è necessario, dunque,  porre immediatamente un freno alla sgarbata e rozza degenerazione sindacale, per qualificarne la funzione attraverso un quadro di regole chiare, di riorganizzazione e proposta, valorizzando il ruolo del Sindacato dei Poliziotti attraverso processi partecipativi e trasparenti, che non possono essere estemporanei o concessi ai dipendenti, dalla sensibilità di chi è preposto a dirigere..…..la frammentazione minoritaria della rappresentanza è polverizzata in un arcipelago di micro sigle contraddittorie e inconcludenti, prive di organizzazione e anima, visione, progettualità e proposte. Nocive tanto all’immagine dell’istituzione quanto alla funzione del sindacato..” Appare evidente che le summenzionate dichiarazioni, ampiamente pubblicizzate, siano altamente lesive oltraggiose e diffamatorie nei confronti di quelle associazioni sindacali che pur non arrivando alla maggiore rappresentatività, oggi fissata al 5% (qualcuno la vorrebbe portare addirittura al 10%) rappresentano comunque migliaia e migliaia di poliziotti, e si impegnano giornalmente, con onestà capacità, disciplina ed onore, per la migliore tutela di tutto il personale della Polizia di Stato.  Dette espressioni risultano altresì lesive della Costituzione Italiana che richiama in diversi articoli l’inalienabilità delle libertà sindacali, anche se ciò non toglie la possibilità questa si, di addivenire all’approvazione di un “codice etico”, affinché vengano definiti in modo chiaro i diritti e i doveri che regolano i rapporti tra sindacato e parte pubblica. Stante quanto sopra, con l’odierna missiva, rappresentanti di oltre 15.000 operatori di Polizia iscritti a codeste associazioni, invocano i diritti delle minoranze, chiedono provvedimenti nei confronti di chiunque abbia inciso negativamente sull’immagine della nostra Amministrazione. Occorre arginare comportamenti in pieno contrasto con le norme che legano ineludibilmente il rapporto di lavoro di tutti i dipendenti, nessuno escluso. Le scriventi Organizzazioni Sindacali, permangono nella volontà di contrapporsi a qualsiasi forzatura di natura normativa alla libertà di associazione. Si riservano di intraprendere delle azioni legali accompagnate da pubbliche manifestazioni nazionali e territoriali per affermare i principi costituzionali nella difesa assoluta del libero associazionismo. A volte, per attuare uno sconvolgimento, un sovvertimento della situazione sarebbe bastevole applicare una legge, rimuovendo ( abrogando quindi) tutte le norme e gli accordi successivi che la disapplicano e la annientano con intenti reazionari e autoritari. I Sindacati minoritari, continua Allotta,  devono avere lo stesso spazio e la stessa visibilità – sempre a tutela dei propri iscritti e non per fini pubblicitari o propagandisti – al pari delle organizzazioni maggiormente rappresentative. Ciò perché viviamo in un Paese democratico e impedire ai piu’ fragili, quindi nel caso specifico ai sindacati minoritari, di esprimere il loro punto di vista o di esternare il loro disappunto per determinate vicende che colpiscono i tutori dell’ordine equivale a voler mettere un bavaglio a chi avesse voglia di pronunciare un diverso parere. E quindi vorrebbe significare che non siamo in democrazia ma in un Paese falsamente democratico ove esistono delle linee guida e delle agevolazioni solo per specificati cittadini, dei percorsi con corsia preferenziale per chi annovera più iscritti nel proprio sindacato. Non va, però, assolutamente dimenticato che i sindacati,e in questo caso sia quelli maggiormente rappresentativi che quelli minoritari, impersonano unicamente i cittadini! Negare un qualsivoglia diritto anche ad un solo cittadino è la disfatta, l’annientamento, la sconfitta della democrazia. Riuscire a comprendere ciò rappresenterebbe un piccolo passo per la mente umana, ma costituirebbe certamente un grande passo per il mantenimento della reale democrazia del nostro adorato Paese che è -lo si ribadisce- un Paese democratico ove il diritto di associarsi liberamente è sancito costituzionalmente. La libera associazione è anche un modo per esternare il proprio pensiero -la libertà di manifestazione del pensiero – purchè non offenda l’onore e la reputazione altrui. Vi è la primaria esigenza di tutelare adeguatamente e paritariamente diritti e libertà fondamentali del cittadino, nel caso che ci occupa dei tutori dell’ordine. I sindacati, ancorchè minoritari, valorizzano oltre che difendere i poliziotti, li aiutano anche in caso di problemi intesi come sofferenza interiore, disagio, imbarazzo alla stessa stregua dei sindacati maggiormente rappresentativi. Ill.me Autorità non si dimentichi o non si ignori questo passaggio fondamentale che deve essere sempre più principio cardine del nostro Paese: non esiste il piu’ forte e il piu’ debole, non dovrà mai esistere questa distinzione. Semmai dovrà sempre esistere una libera contrapposizione di pensiero. Una libera contrapposizione di idee.

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