02/03/2021

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Droga: Gratteri, con arresti messo in crisi vendita a Crotone


CROTONE, – “Con gli arresti di oggi abbiamo messo in crisi la vendita della droga al dettaglio nella città di Crotone”. Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri spiega così il risultato più importante dell’operazione “Orso” condotta dai carabinieri di Crotone che hanno eseguito 13 misure cautelari. Nel mirino di Gratteri e dei suoi sostituti – i pm Domenico Guarascio e Veronica Calcagno – è finita una associazione che gestiva lo spaccio. “Parliamo – ha detto Gratteri nel corso della conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri – di un vero e proprio supermercato aperto dalle 7 alle 20 dove si vendeva droga di ogni tipo”. L’operazione e quelle precedenti coordinate dalla Dda avvenute nei giorni scorsi dimostrano l’attenzione della Procura verso il crotonese. “Questo di Crotone – ha detto il magistrato – è il territorio che ci preoccupa di più. Per questo, come ho già ribadito, abbiamo tre pm della Direzione distrettuale antimafia dedicati a Crotone e poi sono arrivati uomini delle forze dell’ordine che ci rendono più forti nel controllo. Oggi, grazie al rinvenimento nel 2016 di una ‘copiata’ abbiamo messo a segno un’operazione che ha dimostrato l’affiliazione di alcuni soggetti alla famiglia Megna che gestivano un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti”. “Questa indagine conferma che non ci sono luoghi fuori dal controllo dello Stato” ha sostenuto il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, il colonnello Gabriele Mambor. “Grazie alla sorveglianza effettuata nella zona – ha proseguito – abbiamo ripreso anche fino a 70 cessioni di droga al giorno ed abbiamo captazioni che dimostrano come al vertice dell’organizzazione ci siano i fratelli La Forgia”. Mambor ha spiegato che l’operazione è dedicata ad un carabiniere, il maresciallo Luigi Chiaro, che ha partecipato all’indagine ma che è morto alcuni mesi fa per una malattia. Il capitano Francesco Esposito, comandante della compagnia di Crotone, ha sottolineato la pericolosità dell’organizzazione: “Abbiamo trovato diverse pistole ed anche una mitraglietta che è un’arma da guerra che documenta la pericolosità di questa associazione che voleva affermarsi in città anche con l’uso delle armi. Abbiamo operato con attenzione perché la zona era costantemente vigilata da sentinelle e uomini che facevano fronte comune contro le forze dell’ordine”. Esposito ha spiegato che proprio il ritrovamento della copiata nel 2016 ha portato ai dissidi tra i gruppi della piazza di spaccio di Fondo Gesù che poi si sono rivelati nella sparatoria del 9 gennaio 2019 tra i cui protagonisti c’erano anche alcuni indagati di oggi. (ANSA).

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