E’ stato chiesto al Dott. Matozzo, titolare di un’importante struttura ambulatoriale privata in Soverato, un commento sulla sanità in Calabria, in particolare per quanto riguarda la diagnostica ambulatoriale privata accreditata , anche alla luce della recente sentenza del Tar Calabria, Catanzaro, di annullamento dei decreti esecutivi del Piano di Rientro del Commissario Scura.

 Dott. Matozzo, Lei Dirige in Soverato una struttura di prestazioni specialistiche ambulatoriali, di particolare importanza e di riferimento non solo per il contesto territoriale del soveratese. Cosa pensa della recente sentenza del Tar Calabria, Catanzaro, che annullandone i decreti attuativi, ha di fatto messo fortemente in crisi il Piano di Rientro voluto dal commissario ad acta per la regione Calabria, Dott. Scura, che prevedeva forti tagli ai budget delle strutture private accreditate? 

Ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro con dignità e rispetto principalmente per le persone ed anche per le istituzioni. Con tanti sacrifici, insieme ai miei collaboratori, ormai da tempo, dirigo una struttura sanitaria ambulatoriale, riconosciuta ed apprezzata, che si avvale dell’utilizzo dei migliori strumenti diagnostici, e di prestazioni sanitarie di specialistica ambulatoriale  di alto livello qualitativo. Certamente, il recente Piano di Rientro del Commissario Straordinario Dott. Scura ed i relativi decreti attuativi che hanno previsto il sostanziale dimezzamento dei budget delle strutture private accreditate,  hanno, non poco, condizionato e messo a dura prova la capacità di resistenza dell’intero settore della specialistica ambulatoriale privata in Calabria. Le mie censure ed i miei dubbi di merito, sul programmato Piano di rientro del Commissario Scura, erano note.  La recente sentenza Tar Calabria sembra abbia voluto darmi regione, ponendo, finalmente, fine ad un periodo tra i peggiori che io ricordi.

In effetti, la risonanza mediatica che ha avuto la notizia dell’annullamento dei decreti  attuativi ed i relativi ed entusiastici commenti degli addetti ai lavori, denotano una situazione di grave insofferenza  e di forte preoccupazione all’interno del Vostro settore per il Piano di Rientro Scura.

Veda,
in realtà, la forte preoccupazione non era soltanto per il pericolo evidente  che il dimezzamento dei budget comportava per la gestione aziendale delle strutture – mi riferisco alle ovvie ed evidenti difficoltà di affrontare i costi di gestione in termini di stipendi per i dipendenti e per le forniture -, ma, soprattutto,  per il pericolo dell’impossibilità di garantire i livelli minimi ed indispensabili di assistenza sanitaria al territorio. Ho sempre pensato che una gestione ottimale di un servizio essenziale come quello della Sanità, comportasse delle risposte da dare alle persone in termini di celerità e certezza. Non ho mai avuto il coraggio di rifiutare una prestazione ambulatoriale alla vecchietta od al paziente che si presenta in gravi condizioni di salute,  adducendo motivi di riduzione e di raggiungimento del budget.

La recente sentenza quindi sembra almeno per il momento aver scongiurato questo pericolo?

La strada è lunga.
Di sicuro, ritengo che i Giudici amministrativi abbiano sostanzialmente intaccato l’intero impianto su cui si regge il Piano di Rientro.Ricordo che l’idea del Commissario Scura prevede sostanzialmente la riduzione delle spese di acquisto delle prestazioni da privati, compensando i tagli con un aumento della produttività delle strutture pubbliche, senza che ciò comporti degli aggravamenti di bilancio, avendo il servizio pubblico le potenzialità produttive per colmare i vuoti di servizio generati dai tagli. Il tutto, però, dovrebbe avvenire, tutelando i livelli essenziali di assistenza e le esigenze ultime dell’utenza.
Orbene, il TAR ha affermato come la maggiore capacità produttiva della rete pubblica sia un dato meramente ipotetico, che non si correla da alcuna acquisizione istruttoria che valga a dimostrare che le strutture pubbliche siano capaci di compensare  i tagli ai budget per l’acquisto di prestazioni da privati. Gli interventi del Commissario Scura all’indirizzo dei Direttori Generali delle ASP e delle AO, affinchè venissero programmati interventi diretti a far aumentare del 20% il volume delle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate dalle strutture pubbliche, dimostrano, sostiene il Giudice ammnistrativo, che l’auspicato incremento della produttività delle strutture pubbliche non è stato attuato.

L’utenza, quindi, potrebbe andare incontro a tempi biblici e a lunghe code per ottenere risultati diagnostici?

Quello che posso dire al momento è quello che hanno affermato i Giudici amministrativi. Leggo testualmente: “la conservazione e la salvaguardia dei livelli essenziali della assistenza ambulatoriale appare contraddetta dai tagli disposti dai budget destinati per l’anno 2018 all’acquisto delle prestazioni dai privati, dal momento che questi non risultano correlati da un adeguato e proporzionale incremento della produttività della rete pubblica”. In parole povere, l’utenza se dovesse trovarsi nell’impossibilità di attingere dal proprio laboratorio di analisi di fiducia, dovrebbe rivolgersi alle strutture pubbliche che, stando a quanto riferisce il TAR, non hanno al momento dimostrato di essere nelle condizioni di fornire un servizio diagnostico in tempi accettabili, considerato che lo stesso Commissario sta sollecitando una programmazione diretta ad aumentarne la produttività.

Quale futuro ci aspetta?

 Di sicuro continuerò la mia battaglia per la difesa dei diritti del cittadino più debole, nel rispetto dei ruoli e delle istituzioni. Certamente, ho anche  l’obbligo verso le famiglie dei miei collaboratori di tutelare nelle giuste sedi i diritti già maturati  in favore della mia struttura. Ci tengo, a tal proposito, a ringraziare il mio legale di fiducia, Avv. Pasquale Gallelli, che mi assiste e mi affianca in questa dura battaglia. Evidenzio che i ritardi delle ASP, dal momento che sono stati bloccati i pagamenti delle competenze prestazionali già maturate da gennaio 2018, stanno mettendo fortemente in crisi le strutture private, le quali devono comunque affrontare le spese di gestione.

Penso che, per il bene comune, necessariamente, si dovrà andare verso una revisione dei tagli programmati e verso una maggiore valorizzazione, da parte del Commissario Scura, del ruolo dell’assistenza specialistica ambulatoriale privata in Calabria.

Indietro