Gli avvocati penalisti si astengono dalle udienze il 2 e il 3 maggio

Una nuova astensione ma sempre per lo stesso motivo: la mancata riforma dell’ordinamento penitenziario. L’Unione delle Camere Penali Italiane, cui aderisce anche la Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”, – si legge in una nota del presidente Giuseppe Carvelli- stante il mancato inserimento dei decreti legislativi attuativi della Riforma Penitenziaria nei lavori delle Commissioni speciali parlamentari, ha ritenuto necessaria un’ulteriore e immediata presa di posizione dell’Avvocatura penale che unifichi e coordini gli sforzi di tutti coloro che si sono impegnati per l’attuazione della Riforma. L’associazione dei penalisti italiani, ancora una volta in prima linea nel richiedere il rispetto dei diritti di tutti i detenuti, ha così deciso di proclamare per le giornate del 2 e 3 maggio. un’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale e di dover, altresì, porre in essere una mobilitazione nazionale, prevista per giorno 3 maggio a Roma, al fine di sensibilizzare la politica, l’informazione e l’opinione pubblica. L’Ucpi ritiene, infatti, che la compiuta riaffermazione, dopo oltre quaranta anni, delle finalità rieducative e di reinserimento sociale del condannato, alla luce dei principi affermati dall’art. 27 comma 3 della Costituzione, costituisca un importantissimo punto di riferimento per la compiuta riaffermazione dello stato di diritto e per la ricollocazione del nostro sistema penitenziario nell’ambito dei principi comunitari. Nel corso della lunga e travagliata vicenda dell’approvazione della riforma Orlando, l’U.C.P.I. – che ha messo anche a disposizione di tutti coloro che credono che la Delega del Parlamento debba trovare piena ed immediata attuazione, la pagina Facebook “Siallariformapenitenziaria”, affinché venga fatta corretta informazione sulle ragioni di un cambiamento – ha più volte richiesto al Governo lo stralcio della riforma penitenziaria sulla quale far convergere i consensi della maggioranza, al fine di accelerarne l’approvazione. Tale richiesta è stata, però, sempre respinta ponendo l’approvazione della riforma penitenziaria in coda alla legislatura per mere ragioni elettorali, con ciò solo rischiando di disperdere le preziose risorse scientifiche e culturali e le aspettative politiche ed umane create dal progetto di Riforma. Il mancato inserimento dei decreti legislativi attuativi della Riforma Penitenziaria nei lavori delle Commissioni speciali parlamentari si pone, allora, in netto contrasto con la proclamata centralità del Parlamento, dimostrando come leggi frutto di una faticosa e approfondita meditazione e di ampia condivisione politica, giuridica e culturale possano essere agevolmente accantonate e dimenticate. “Ancora una volta non abbiamo potuto assistere inerti – ha dichiarato il Presidente della Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”, Giuseppe Carvelli – e così abbiamo ritenuto di dover proclamare, nel rispetto del codice di autoregolamentazione, l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria, sperando che possa sortire gli effetti sperati. L’Unione delle Camere Penali Italiane, con il proprio Osservatorio Carcere, da sempre è in prima linea per il riconoscimento e la tutela del rispetto della persona, sia essa colpevole o innocente, libera o detenuta, e ha in questi anni contribuito al progetto di Riforma con tutte le proprie forze, ritenendo urgente e non più differibile il richiesto cambiamento volto ad una più moderna e democratica attuazione dei principi costituzionali in materia di trattamento penitenziario e di esecuzione penale.” “Quello dell’astensione, al contrario di quanto potrebbe apparire, non è – ha proseguito il noto penalista catanzarese – uno strumento che adottiamo a cuor leggero perché ha riverberi, non già e non solo sulla nostra attività professionale, ma anche sulla vicenda umana dei nostri assistiti che si vedono costretti a tollerare un prolungamento delle loro sofferenze. Tuttavia, noi, quanto loro, riteniamo che mai come in questo caso sia una battaglia intrisa di fortissimi aneliti di civiltà cui non possiamo sottrarci.” “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni, scriveva Fëdor Dostoevskij – ha concluso l’avv. Carvelli – e noi tutti abbiamo una responsabilità sociale che ci deve indurre a perseguire con forza l’affermazione dei diritti di chi quelle prigioni è costretto a viverle sulla propria pelle e anche più in profondità.”

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